venerdì 16 gennaio 2015

Allenamento mezzofondo veloce: Walter e gli "event run".


 


   Walter 25 anni fa era un atleta di livello nazionale, uno da 8'50 nelle siepi, per un certo periodo fu seguito anche da Canova. Poi lunghi anni di nulla inframezzati da pochi anni di ripresa, sempre torturato da problemi ai tendini d'achille ai quali ebbe anche degli interventi chirurgici... le siepi, come gli ostacoli, sono una specialità particolarmente "pericolosa".
   Nel 2009 riprese da master e nel 2010 (M40) ottenne 2'51 nei 1000, 4'28 nei 1500, 9'27 nei 3000 e 10'08 nei 3000st. Atleta comunque di tipologia "resistente", tanto che all'inizio della nostra collaborazione, nell'autunno del 2010, chiuse una mezzamaratona in 1h13' senza neanche finalizzarla particolarmente.
 
   Ma volle tornare al mezzofondo veloce e gareggiare già nelle indoor del 2011. Così avviammo un programma di velocizzazione che lo portò entro marzo a 4'22 sui 1500 e a 9'15 sui 3000 agli Europei di Gent (9°).
   Durante la stagione estiva poi scese a 2'46 sui 1000, 4'19 sui 1500 e 9'04 sui 3000 in un test solitario. Quindi oro ai Campionati Italiani a Cosenza in ottobre con 10'09. Nelle siepi non abbiamo mai cercato il tempone (le fa solo ai campionati, per preservare i tendini, e in quelle occasioni non è mai servito il tempone per vincere) ma in quel momento valeva sui 9'40.
   Il 2012 fu coronato dallo splendido oro sui 3000st ai Campionati Europei in Polonia.
   Nel 2013 e 2014 Walter s'è preso delle lunghe fasi "sabbatiche"... siamo amatori e a volte incombono problematiche diverse dall'attività sportiva. Comunque nel 2013 fu argento sui 3000 ai Campionati Italiani indoor ad Ancona e nel 2014 si prese l'oro ai Campionati Italiani outdoor a Modena sui 3000st. Per esigenze societarie ha fatto anche molti cross che forse l'hanno un po' rallentato.
   Programmi per il 2015? Italiani indoor (senza pretese) e poi qualche ambizione per i Campionati Mondiali Master in agosto... caro Walter, ormai l'ho scritto quindi vedi di farla finita con le fasi sabbatiche, ahahah!

   Fu particolarmente interessante il percorso d'allenamento che facemmo nella prima metà del 2011, Walter stava molto bene aerobicamente e aveva bisogno di "velocizzarsi". Nella mia filosofia seguo una "programmazione verticale", ovvero rigetto una periodizzazione drastica, con totale differenziazione dei mezzi d'allenamento fra i vari periodi, a favore di uno sviluppo temporale in cui si utilizzino sempre gli stessi mezzi (e si curino quindi le stesse qualità fisiologiche e meccaniche) con solamente delle differenze di enfasi.
   Sorge il problema della cura delle qualità lattacide nel periodo invernale, quando si dà maggiore enfasi all'aerobia e ai volumi (l'ottica "long to short" credo sia assodata nella programmazione annuale dei mezzofondisti... anche se sporadicamente qualche follia la vedo).
   In quel periodo ero ancora fresco dello studio approfondito del settore velocità di area anglosassone; mi colpì particolarmente la filosofia di Clyde Hart, l'allenatore di tre dei maggiori 400isti statunitensi degli ultimi 20 anni, Michael Johnson, ancora oggi detentore del record mondiale, Jeremy Wariner e Sanya Richards.      Fra le prove che Hart fa fare ai suoi atleti ce n'è una che pensai si potesse adattare ai mezzofondisti veloci: gli "event run". Ai 400isti faceva fare delle prove di 300m internamente strutturate: 50m di forte accelerazione, 150m di "galleggiamento" e gli ultimi 100 di nuovo forti. Una struttura del genere serve anzitutto per abituare l'atleta a una giusta distribuzione dello sforzo riproducendo ciò che avviene in gara ("event"), quando dopo un primo rettilineo controllato bisogna ricominciare a tirare nella seconda curva, ma è anche un modo per fare qualcosa di lattacido in inverno senza causare grossi accumuli, visto che non tiri tutta la prova.

   Allora provai a trasferire il concetto nel mezzofondo veloce, sperimentando le stesse prove sui 300 (che se per un 400ista fungono fisiologicamente da mantenimento lattacido, per un mezzofondista possono proprio servire da "velocità" se non è abituato a curare la velocità) ma anche prove più lunghe, circa della stessa lunghezza delle gare da preparare, facendo un primo e un ultimo tratto a ritmogara e un tratto centrale "medio". La difficolta sta nel calibrare esattamente le velocità dei vari tratti e la lunghezza dei recuperi (da fermo ovviamente) perchè è facile esagerare e far fallire la seduta.
   Le prove di 300m Walter iniziò a farle in 53 per poi scendere a 48. Come prove lunghe usammo inizialmente:

   3200 (800+1600+800) + 1600 (400+800+400) + 800 (200+400+200)

per poi ridurre la prima a 2400 a stagione inoltrata. Recuperi di 4-5'. Nel frattempo ovviamente facevamo anche (anzi soprattutto) sedute più classiche eh...
   A regà... dalla foto sopra pare che il metodo funzionò, ahahahah!

lunedì 12 gennaio 2015

Allenamento della forza: ditirambi.


http://www.noivelocisti.net/component/content/article/22-metodologia/270-la-forza-terza-proposta-sul-metodo-a-velocita-variabile

   Il ditirambo era quel "canto a Dioniso" che veniva intonato sotto l'ispirazione del vino. E sotto l'ispirazione del vino (pessimo) pare che vengano elaborate certe teorie in Italia ad opera della casta sacerdotale del dio.
   Si legge un articolo (quello del link qui sopra), si analizza e si dibatte criticamente, si rimugina... a me piace procedere così, conoscenza in progress.
   Partecipanti al dibattito:
 - Corsaro
 - V (allenatore non Fidal del nostro clan, enciclopedia vivente della forza e velocità)
 - A (donatiano di ferro)
 - P (allenatore Fidal - ostacolisti elite - del nostro clan)

Corsaro:
 - Cambiare proprio esercizio all'interno della stessa serie? Che ne dici?
V:
 - Parliamo del metodo complesso... secondo me per atleti intermedi (non per avanzatissimi) questi metodi possono andare bene specie per i caucasici, per un motivo molto semplice: stimolano il sistema neuromuscolare sia per altezza sia per larghezza (intensità e durata). Prima usi carichi elevati (che in genere fanno reclutare quasi tutte le fibre) e poi quasi da stanchi (per lo più il SN) forzi le fibre (e il SN) a produrre una certa potenza.
   Secondo me, la famosa "trasformazione" (che non trasforma nulla perché i tempi di adattamento sono sui 12-14 gg e di settimane per altri) agisce su questo stesso versante.
   Il discorso cambia quando hai animali da WR sui 100m e atleti talmente maturi che sollevano cariconi e che in questa loro fase devono diminuire i volumi.

Corsaro:
 - "La possibilità di incrementare le combinazioni possibili dimostrava la validità del metodo."
   Cioè, un metodo è valido quanto più mi invento combinazioni? Io credevo fosse valido quando fa CORRERE FORTE gli atleti...
V:
 - Siamo nel campo delle "amenità"... come se non si diventasse campioni olimpici progredendo su 2-3 sedute similari...

Corsaro:
 - “In tutti e due gli esercizi si raccomanda di tenere i talloni leggermente staccati da terra in modo che tutto il peso del corpo graviti sulla parte metatarsale (anteriore) dei piedi, per attivare maggiormente i muscoli del "tricipite surale", quelli che vengono impegnati maggiormente ad alte velocità” (Carlo Vittori).
   Questa è il massimo!!! Cioè fanno volutamente squat e squatjump in punta di piedi???????
   ARRESTATELIIIIII!!!!
   E intanto Greco s'è rotto il tendine di nuovo...
V:
 - Pazzi... rischiano di spaccare le ginocchia!
   A parte il fatto che nel lanciato i polpacci lavorano per un settimo (come fanno a produrre tutta questa forza.. bah!) rispetto al totale.

A:
 - Nella corsa i pesi sono totalmente inutili.
P:
 - Ovviamente questa affermazione sarà suffragata da quintali di pagine di studi scientifici... o è solamente l'idea della setta? La setta che per avvalorare le proprie affermazioni continua a citare Vittori - Donati, come se i due fossero legati dalle stesse idee, dalla stessa filosofia.
   Ecco cosa scrive Vittori nel suo ultimo libro a proposito delle idee Donatiane:
"Ci siamo chiesti, allora, come sia possibile che nell'ambiente circoli la convinzione (per fortuna limitata ad uno sparuto gruppo) falsa e fuorviante, che il miglioramento delle capacità di forza di uno sprinter si possa ottenere senza l'uso di sovraccarichi, contraddicendo il fondamentale principio metodologico, espresso dalla scienza fisiologica, basato sull'aumento progressivo di questi ultimi. L'insistenza nell'affermare la bontà di tali idee dimostra, al contrario, l'insipienza e la malafede, i cui effetti negativi vengono purtroppo pagati dai soli atleti, gli unici a risentire della stravaganza di una strategia strampalata e castrante" .
- insipienza
- malafede
- stravaganza
- strategia strampalata
- strategia castrante.
   Quindi, per onestà intellettuale, finiamola di citare Vittori A SOSTEGNO delle filosofie Donatiane!

Corsaro:
 - "nella corsa i pesi sono totalmente inutili" è un'affermazione semplicemente falsa, proveniente da chi di sport non sa nulla. I pesi nella corsa SERVONO ad alcuni più, ad alcuni meno, ad alcuni nulla, in alcune specialità più, in altre meno.

venerdì 9 gennaio 2015

Alimentazione: la mia colazione brasileira.


   Da quando vivo in Brasile mangio in modo un po' differente, la dieta brasiliana è spontaneamente in "zona", si mangia più proteico e meno carboidratico (famosi i loro "churrascos")... beh salvo i loro tipici carichi extra di carboidrati tramite... birra. E' uno strano spettacolo vedere gli atleti, alla fine di una gara, invadere come formiche i bar circostanti e vai con la birra a fiumi! Di mattina...
   Si usa poco la pasta e la base è costituita dalla triade riso bianco, fagioli e carne; nessun brasiliano si siede a tavola se manca uno di questi tre elementi. E siccome il riso bianco è meno buono della pasta, ne mangi poco e quindi assumi meno carboidrati. Mangio pasta solo un giorno a settimana, in genere dopo un allenamento lungo, ma non perchè non mi piaccia o a causa di certe ideologie alimentari modaiole, ma semplicemente perchè mi adatto ai costumi del luogo e perchè non amo cucinare... la pasta non la puoi lasciar fare a una brasiliana (in compenso lavo i piatti... lo dico così non verrò scorticato vivo dalle femministe).

   Non sopporto i discorsi talebani tipo "questo è sano... questo è naturale... questo è sbagliato... questo è malato... questo è criminale", quindi parlo in via del tutto personale: mi sono abituato a certi concetti della "zona", ad esempio alla presenza di tutti e tre i macronutrienti (carbo, proteine, grassi) in tutti i pasti, colazione compresa; se dissocio gli elementi non mi sento bene. Bisogna dire che già la mamma pugliese mi aveva ingenuamente introdotto a questa pratica e ho sempre fatto colazioni molto abbondanti, non sono proprio il tipo da un caffè e via.
   Ma la zona va bene per sedentari che devono dimagrire alla svelta, per noi runners deve essere integrata da carichi extra di carboidrati... ma allora non è più così zona e si avvicina alla dieta mediterranea, la quale poi è da definire per bene. Infatti, in ossequio a certe mode, leggo in giro "la dieta mediterranea è quella ricca in verdure, olio d'oliva e pesce"... mah... la mia stirpe viene da un paese pugliese a 10km dal mare e pesce non ne mangiavano mai, al limite ogni tanto le cozze. E poi si facevano quantità industriali di pane e pasta (ovvove ovvove!!!). Proteine soprattutto da polli e conigli (ovvove ovvove!!!). Invece per verdure e olio i conti tornano.

   Qua in Brasile mi alzo prestissimo, alle 4.30 e alle 5'30 esco a correre perchè dopo le 7 non si può correre, 30°, u.r. 99% e sole già alto. Due volte provai a correre alle 9 e entrambe le volte mi venne la febbre a 39 immediatamente dopo la seduta... poi vabbè, questi li vedi correre alle 14...
Così alle 4.30 mi faccio una pre-colazione: caffè (ultraleggero) con 2 cucchiaini di zucchero (ovvove ovvove!!!) e una fetta biscottata con marmellata.
Dopo la corsa è la volta della colazione pantagruelica:

 - caffelatte
 - 2 cucchiai di soia sgrassata (52% proteine, 37% carbo)
 - 1 panino con olio e sale
 - 1 panino con marmellata
 - 1 fetta di prosciutto
 - 1 fetta di formaggio
 - 3 noci o equivalente frutta secca.
 - frutta

   Poi alle 10 spuntino.
   Ho tendenza a dimagrire, allora ho studiato un po' e ho trovato una soluzione adatta per me: nelle 4 ore tra colazione e pranzo mi faccio un litro d'acqua con mezzo limone spremuto e 50g di zucchero (ovvove ovvove... un po' quello che fanno i keniani di Canova, vabbè loro ne usano 200g, corrono tanto), in questo modo sono riuscito a risolvere il problema, 200 calorie "aggratise", senza appesantire lo stomaco (ma di questo ne riparleremo) e senza bevande isoqualcosa.
   Insomma uso soluzioni pratiche, cibi facilmente reperibili, popolari e a buon mercato. Tanto a buon mercato che il prezzo a volte è zero: spesso la frutta la tiro giù dagli alberi di mango e jaca al parco dove mi alleno, ahah!
   E voi che fate a colazione? Vai col sondaggio.

lunedì 5 gennaio 2015

Allenamento 10000m: test 5x2000.


  
Da cosa nasce cosa... allora riprendiamo la discussione, sviluppatasi nei commenti all'ultimo post, sulla verità delle idee di un certo imprenditore di successo d'oltre-Adriatico.
   L'episodio odierno riguarda l'idea che un ottimo test previsionale del passo che si terrà in una gara di 10000m sia correre 5x2000 con 2' recupero da fermo e poi aggiungere 6-10" al passo medio ottenuto nelle prove.
   La questione è importante, perchè se in gara sbagli l'impostazione della velocità o scoppi o fai una prestazione al di sotto delle tue possibilità, a seconda che l'errore di target sia dovuto a eccessivo ottimismo o eccessivo pessimismo... e la questione investe quella degli "scarti" di passo fra le varie distanze. Vediamo il passo tenuto sui 3000m e 10000m da alcuni nostri elite e lo scarto:

 - Meucci: 2'34 - 2'45 - +11
 - La Rosa: 2'35 - 2'49 - +14
 - Lalli: 2'41 - 2'50 - +9

   Gli scarti dipendono dalle caratteristiche naturali, da come uno si allena, da quale distanza prepara più meticolosamente. La Rosa è meno resistente e ha scarto maggiore, Lalli è meno veloce e ha scarto minore, Meucci rientra perfettamente nella media mondiale, anche fra i due primati mondiali lo scarto è di 11". Lo scarto fra i 10000m e i 5000m invece è mediamente di 6-7".
   Ma allora, se il test proposto dall'imprenditore è valido, saremmo in grado di sostenere una seduta di 5x2000 a un passo che si situa fra quello dei 3000 e quello dei 5000... ebbene chiunque alleni qualche mezzofondista prolungato, anche amatore, si accorge facilmente che la probabilità che ciò avvenga è prossima allo ZERO.
   Volendo proprio sforzarmi di essere buono potrei concepire l'esistenza di qualche raro atleta aerobicamente molto fiacco, molto veloce e molto poco resistente, che riesca a sostenere in allenamento un test del genere. Ma per atleti "normali", che i 10000m li preparano normalmente, SFIDO CHIUNQUE A SOSTENERE UN 5x2000 ALLA VELOCITA' DI UNA GARA DI 4km!!! Ma stiamo scherzando???
   I miei riescono a fare i 10000m a un passo corrispondente perfino a quello di una seduta di 4x2000 con un margine d'errore massimo di 2-3". Vediamo qualche esempio:

M: 4x2000 (3'39) - gara 3'42 (15° più calda della seduta)
L: 4x2000 (3'58) - gara 3'59
E: 4x2000 (3'56) - gara 3'56
F: 4x2000 (3'37) - gara 3'38
M: 4x2000 (3'28) - gara 3'27
P: 5x2000 (3'45) - gara 3'45
I: 5x2000 (3'29) - gara 3'27

   Questo ovviamente in condizioni seduta-gara comparabili... ovvio che se faccio la seduta in pista e poi la gara su sterrato collinare le cose cambiano. Le sedute dei miei spesso sono eseguite con recuperi di 3' in jogging iperlento, che corrisponde bene ai 2' da fermo.
   Ma vediamo anche i commenti di alcuni amici (ne parlai altrove):

 - "A me facendo questa somma viene il passo della mezza... il passo dei 10000 in gara credo che sia all'incirca uguale al passo medio delle ripetute."
 - "se dovessi fare ora questo test probabilmente mi verrebbe quasi il ritmo della mezza"
 - "In una gara da 10, dove non avevo neanche dato il massimo, ho uno scarto di 3""
 - "Ma normalmente i 2000 non andrebbero corsi a ritmo dei 10k?"
 - " Se aggiungo 10' secondi mi avvicino al passo della mezza"

Insomma, dite la vostra ma pare proprio che abbiamo il tipico caso di qualcuno (scientifico!) che enuncia una legge universale basata su casi reali tendenti a zero... normale!

giovedì 1 gennaio 2015

Psicologia e prestazione atletica: a me gli occhi!


   Un allenatore del mio staff mi mandò uno studio presentato a un convegno IAAF da tale Samuele Marcora, italiano che insegna all'università del Kent, che comproverebbe l'importanza di certi "input motivazionali" nella percezione individuale della "fatigue", da cui si dedurrebbe la natura psicologica più che fisiologica della fatigue stessa.
   Praticamente sparando immagini piacevoli durante un esercizio massimale al cicloergometro, il "time of exhaustion" di 13 volontari aumenta un 17%. Stessa cosa avviene, in altro esperimento, se i soggetti vengono "allenati" a resistere allo stress mentale tramite l'esecuzione di compiti mentali complessi immediatamente prima di prove fisiche. Insomma la "fatigue" sarebbe in certa misura superabile coi giusti input.
   Noakes, interpellato sulla cosa, ci fa uno studio in cui ipotizza l'esistenza di un "governo centrale" che ti spara la "fatigue" per impedirti di "raschiare il barile" e trovarti quindi in condizioni di pericoloso esaurimento.

   Secondo me sta storia della mente è un po' come quella dell'alimentazione... troppe fisse. Secondo me una vita quotidiana sufficientemente tranquilla e soddisfacente è tutto quello che ci vuole. Non credo alle tecniche con le quali si interviene dall'esterno, coscientemente, per imporsi una mente "buona".
   E filosoficamente io sono un "realista", anti-idealista. L'idealismo in filosofia è quella corrente che dà tutta l'importanza alla soggettività, all'individuo, alla "volontà", alla "coscienza", rispetto alle condizioni oggettivo-materiali. Da qualche decennio l'idealismo è tornato di moda, "la mente può tutto": pensiero magico-mistico.
   Dice che alcuni studi sull'argomento sono stati finanziati dalla Redbull e Marcora è in inciucio con la Recon Instruments (quella di quegli occhialetti ipertecnologici...), un po' come i profeti del "minimalismo" foraggiati da certe industrie di scarpe.

   Comunque, ammesso che ci siano i sistemi per "raschiare il barile", ovvero eludere l'inconscia barriera che impedisce di intaccare le riserve di sopravvivenza, ma CE FARA' BENE? E farlo spesso, che effetti produce a lungo termine, anche a livello fisico? Io dico distruttivi, perchè ci saranno buoni motivi se evolutivamente si sono sviluppate quelle barriere.
   Mah... io sono materialista e credo nel lavoro e tutte ste cose mi fanno pensare a mezzucci per ottenere le cose senza fatica'... un po' come nella stregoneria. O nel doping. Oggi tutti vogliono tutto subito, tutti principini a cui tutto è dovuto, tutti frettolosi... tutti con l'"ATLETICATIO PRAECOX"... si è persa la percezione delle condizioni oggettivo-materiali-naturali... e si andrà a sbattere le corna.
   Io, vedendo l'essere umano come un tutto olistico autoequilibrantesi nel lungo termine, non ho mai creduto agli aiutini esterni, sia di natura farmacologica come di natura psicologica.

   Comunque io anni fa feci un esperimento per vedere se conta più il corpo o la psiche.
   Presi 2 atleti e feci fare loro un 10000m:
- uno (k.b.) con condizioni psicologiche medie ma fisiche eccezionali
- uno (corsaro de corsaris) con condizioni psicologiche eccezionali ma fisiche medie.
   Il primo fece 26'17
   Il secondo 40'...

   P.s.: l'allenatore che mi mandò lo studio di Marcora mi ha appena confermato che il tizio ha addirittura pubblicizzato gli occhialetti-robocop al convegno IAAF... vu cumprà? Ecco perchè rigetta l'ipotesi di Noakes, perchè se i "limiti" alla prestazione sono utili, vende meno occhialetti. Ma no, compratevi gli occhialetti che vi sparano immagini di Miss Venezuela che vi dice "se fai il PB te la dò" e diventerete tutti campioni... io non mi fido dei "miglioratori dell'umanità" e la "Cura Ludovico" nel lungo termine non funzionò con Alex di "Arancia Meccanica"...
   A me piace la psicoanalisi... ma la psicoanalisi si occupa di RECUPARARE LA NATURA BIOLOGICA UMANA bistrattata dalla coscienza-società, non di storcerla ulteriormente come vorrebbero fare questi qua.

http://www.newyorker.com/tech/elements/what-is-fatigue
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3323922/