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giovedì 16 giugno 2022

decoglionifichiamo gli allenatori

 



Un allenatore famoso (americano... cosí non dite che sono esterofilo) solo ora si "sorprende" che Kipchoge atterri davanti al centro di massa e non sotto, e dice ovviamente che é sbagliato.

Incredibile, non aveva mai osservato questo fenomeno... cazzo ma "noi", che non siamo famosi, ne discutiamo da decenni, nemmeno Bolt attera esattamente sotto ma 7cm avanti.

TUTTI ATTERRANO AVANTI. In saecula saeculorum, amen. Nel frame in questione siamo 25cm avanti.

Niente da fare, "bisogna atterrare sotto"... ma chi gliela dá la licenza a questi???

E mi dicono (non so se sia vero) che questo qua sostiene che, siccome avrebbero una pessima tecnica:

- Kipchoge vince solo per merito delle superscarpe

- Ingebrigtsen per merito del doping

Oppure il tizio mente coscientemente perché sa che piú le spara grosse e piú movimenta l´account e piú becca soldi? Complimenti, ma cosí siamo nel campo dell´ARTE e non dell´allenamento e non mi pare che Picasso o Warhol abbiano fatto record mondiali.

Poi volendo ci sarebbe l´insignificante dettaglio che la gente segue sti allenatori per avere informazioni su come REALMENTE correre piú forte e in salute, non per ammirare un´opera surrealista...

Siamo in disfacimento, la scienza empirica non conta piú nulla, 40 anni di "liberismo" (piú filosofico che economico) hanno fatto sí che conti solo la libertá di opinione (diventata libertá di affermare il falso, turbinata poi nell´era internet), la propaganda, la chiacchiera, il freudiano appagamento di desiderio, tutte cose completamente avulse da quella stronza e noiosissima della REALTÁ MATERIALE.

Darwin non perdonerá...





domenica 2 giugno 2019

Frequenza vs ampiezza: quale degenera prima?


   Nei discorsi riguardanti la meccanica di corsa, soprattutto per atleti che si cimentano in distanze molto brevi in pista (200-800), ogni tanto ci si imbatte in soggetti che nella seconda parte di gara subiscono una drammatica degenerazione della meccanica che si manifesta in un vistoso rallentamento della frequenza (e ovviamente della velocitá).
   Ho osservato che molti pensano che questa degenerazione della frequenza sia abbastanza normale, ma cosí non é (e quindi se accade bisogna chiedersi il perché): in situazioni di fatica l´ampiezza dovrebbe degenerare molto piú della frequenza, ovvero le condizioni di fatica (acidosi e altre cosette) colpiscono prima e di piú la produzione di forza che la capacitá tecnica-neurale di muoversi rapidamente in sé.
   Sono state fatte varie rilevazioni in questo senso (ok, su atleti elite), ad esempio questa (ok, mo´ arrivano i soliti squinternati che diranno "ma questi erano dopatiiii!!!", dimenticando che la tradizionale "scuola italiana di velocitá" era tutta basata su esperienze dell´est Europa, ma non mi pare che per questo gli squinternati abbiano mai invitato a buttare nel cesso le idee vittoriane&c.):

http://speedendurance.com/2009/02/12/ground-contact-time-stride-length-and-fatigue-in-the-400m/

   Le rilevazioni sono fatte ai 150m e ai 350m del 400m, quindi in momenti molto vicini alla massima e minima velocitá:

DIMINUZIONE VELOCITÁ.
schonlebe 10.7%
koch 10.6%

DIMINUZIONE FREQUENZA.
schonlebe 2.2%
koch 1.9%

DIMINUZIONE AMPIEZZA.
schonlebe 10.7%
koch 15.0%




venerdì 16 marzo 2018

Tecnica di corsa: uno studio inquietante


   Gli studi scientifico/statistici vanno presi con le molle, hanno sempre delle limitazioni relative al tipo e grandezza del campione e alla specificità dei protocolli utilizzati; vediamo spesso che "comprovano" tutto e il contrario di tutto. Detto questo però dobbiamo studiarli, alcuni ci fanno riflettere su cose importanti e magari, studiandone a centinaia e confrontando con la nostra esperienza sul campo, chissà che non ci facciamo un'idea sufficientemente chiara della situazione.

   Sul Journal of Strength and Conditioning Research (luglio 2015) esce questo studio di miei paesani brasiliani:

https://drive.google.com/file/d/1pI2yhraKfxeQo8H3wzDSN7aR4924nc7W/view

   Si propone di verificare gli effetti, sulla prestazione e sui parametri meccanici, dell'uso in allenamento di certi "drills". Il campione è costituito da 30 giovani amatori ambosessi che corrono da almeno 6 mesi e che mai hanno fatto drills. Il protocollo di allenamento prevede per 15 settimane 3 sedute settimanali di interval training (volume crescente da 2000 a 5500m, prove da 100 a 600m e recuperi da 200 a 600m), il gruppo EG aggiunge anche i drills, il gruppo CG fa solo IT. I drills sono 5 (2 serie ognuno a seduta): skip, calciata, balzi successivi, balzi alternati e sprint massimale.
   Prima e dopo il periodo di allenamento vengono misurate 2 velocità: una "confortevole" (Scomf) e una "massimale" relativamente a un test di durata di 2' (Smax). Quindi, aggiungo io, date queste rilevazioni, è uno studio adatto ai MEZZOFONDISTI.
   Le due velocità vengono usate nelle sessioni di IT, la prima nei recuperi e la seconda nelle prove.

   Risultati:

- dopo il periodo di allenamento entrambi i gruppi aumentano significativamente le due velocità, ma SENZA DIFFERENZE SIGNIFICATIVE tra i due gruppi CG e EG
- al contrario ci sono differenze significative tra i due gruppi nei cambiamenti dei parametri meccanici

   Il gruppo che usa anche i drills (EG) aumenta i carichi di forza al suolo, il tempo di volo, l'ampiezza della falcata, diminuisce i tempi di contatto e di applicazione della forza al suolo. In genere questi cambiamenti vengono definiti "positivi", ma questa "positività" non si riflette in un maggior miglioramento della Smax per il gruppo EG.
   Gli studiosi concludono che in questo studio, ai fini del miglioramento della prestazione, L'EFFICACIA DEI DRILLS TECNICI NON E' PROVATA e il miglioramento è dovuto solo all'IT.
   Ipotizzano che ciò accade perchè effetto dei drills è anche quello di aumentare l'oscillazione verticale del centro di massa, alterando la tecnica di corsa rendendola meno economica.

   Gli studiosi affermano che questo è l'unico studio del genere disponibile. Il risultato è inquietante, specie per dei "drills-maniaci" come noi italiani... tuttavia loro stessi raccomandano moderazione nell'estrapolarlo, occorrerebbero studi simili con campioni e protocolli differenti:
- usando velocità fisse stabilite a priori e non lasciate alla sensazione dell'atleta
- usando drills diversi (qui 3 su 5 sono molto pesanti)
- accoppiando i drills ad altri tipi di allenamento diversi dall'IT
- usando atleti più esperti
- usando atleti (velocisti) e test a velocità maggiori per i quali l'economia di corsa è meno importante



mercoledì 1 marzo 2017

Analisi 100m: ce ne deve frega'? Sì.


   Un articolo per velocisti... al di là di un eventuale interesse culturale generale, dovrebbe interessare a noi fondisti sul piano tecnico? Direi proprio di sì.

http://www.ilcoach.net/analisi-dei-100-metri-piani-nei-velocisti-delite/

   L'articolo contiene alcune imprecisioni, confusioni (ad esempio le definizioni delle fasi di accelerazione e di transizione) e cose che ritengo proprio errate, ad esempio questa:

"la componente estetica della parte superiore, per quanto possa risultare gratificante, introduce peso passivo in massa magra, con un rischio concreto di decremento prestazionale."

   E' una vecchia fissa della sQuola italiana, specie nel settore femminile dove vediamo quasi sempre atlete con upper body stile Auschwitz. Invece l'upper body spinge attivamente anche lui, non serve solo per l'estetica.

   Ma veniamo alla "ciccia" del discorso. L'articolo contiene alcune considerazioni biomeccaniche interessanti anche per noi runners di lunga lena, specialmente dopo che per 15 anni siamo stati appestati dalle agguerrite orde "minimaliste", anche se da qualche tempo queste sembrano aver perso la verve di un tempo. Tra i dogmi della teologia minimalista ci sono questi due:

- l'appoggio al suolo deve avvenire sotto al Centro Di Gravità, perchè se avviene davanti si decelera
- si deve appoggiare di avampiede altrimenti avviene un picco, uno "sperone" iniziale di forza verticale che è pericoloso in senso infortunistico.

1) nell'articolo, basato su rilevazioni fatte su centinaia di sprinters d'elite, leggiamo:

"Queste osservazioni spiegano la necessità, apparentemente del tutto deleteria, di un’azione frenante nella prima parte del contatto al suolo. Tale azione, infatti, assume i caratteri dell’indispensabilità in quanto se l’atleta non prendesse contatto al suolo con il piede oltre la proiezione a terra del suo centro di gravità, gli risulterebbe impossibile soddisfare l’imprescindibile richiesta di estrinsecare le quantità di forza verticale precedentemente evidenziate... presa di contatto al suolo davanti alla proiezione a terra del centro di gravità dell’atleta a causa della necessità di volturare lungo l’asse longitudinale una sostanziale quota di forza applicata"

   Primo, ci vuole un certo tempo per applicare la forza necessaria (infatti in accelerazione, quando la forza da applicare è maggiore, i tempi d'appoggio sono maggiori) tanto che il tempo d'appoggio non può scendere al di sotto di un certo limite. Secondo, in fase d'appoggio il CDG è in fase discendente, stiamo planando verso il basso e, se appoggiassimo sotto, l'abbassamento verrebbe ulteriormente alimentato e ci sfracelleremmo al suolo; invece, appoggiando davanti e frenando, per reazione il vettore del moto del CDG si voltura verso l'avanti-alto.
   E' IMPOSSIBILE correre appoggiando sotto, per tutti, inclusi gli sprinters! Del resto basta visionare le foto prese lateralmente di tutti i grandi atleti per rendersi conto di ciò.

2) La foto in testa a questo post descrive l'andamento della forza verticale in ogni appoggio nei velocisti; siccome sappiamo che i velocisti appoggiano d'avampiede, notiamo che anche questi presentano lo "sperone" iniziale... e pure bello tosto! Se ne deduce che appoggiare d'avampiede non ci salva dallo "sperone" che, secondo i minimalisti, sarebbe pregiudiziale alla salute.
   Quindi c'è una notevole pressione a inizio appoggio, poi la pressione si modera mentre il tallone cede e il centro di pressione arretra, quindi la pressione riaumenta in fase di spinta. Per svolgere tutto il processo è necessario un certo tempo.
   Tra l'altro è demagogico parlare solo delle forze verticali e omettere quelle laterali e quelle antero-posteriori (minore la prima e nulla la seconda nell'appoggio di tallone) come fanno i teologi dal minimalismo.

   Quindi, se vi viene naturale, appoggiate pure di tallone che non è per questo che vi beccherete la sifilide e la gonorrea, ahah!



martedì 3 novembre 2015

Maratona di NY: i vincitori "corrono male"...


   Lo so, è un'idea assurda, fantascientifica... ma mettiamo il caso che il Settore Tecnico di una ipotetica federazione, chiamiamola Federazione Irochese Di Atletica Leggera, dirami per i fondisti le seguenti virtù teologali:

1) "l'appoggio a terra deve avvenire di meso-avampiede"

2) "le mani devono rimanere basse, gli avambracci paralleli al terreno"

   Domenica scorsa c'è stata la Maratona di New York, vediamo se i vincitori sono dei virtuosi rispetto a questi dogmi. Per la 1) analizziamo i maschietti e per la 2) le femminucce.

Stanley Biwott: licenziato in tronco (tallona)



Geoffrey Kamworor: venti frustate (tallona perfino in pista!)



Lelisa Desisa: squalificato a vita (tallona)



Mary Keitany: condannata per stregoneria



Aselefech Medessa Mergia: condannata per atti osceni in luogo pubblico



Tigist Tufa: condannata per insurrezione contro lo stato irochese





mercoledì 21 ottobre 2015

Tecnica di corsa: piedi vs culi.


"Caro, ti piacciono le mie nuove scarpe? E le unghie dei piedi?"
"Wow! Fantastiche! Sei bellissima!"

   Eh... purtroppo per sopravvivere nel mercato del sesso bisogna mentire in continuazione, ma magari uno SANO in realtà pensa:

"Ma cosa cazzo vuoi che me ne freghi dei tuoi piedi??? A me piace il culoooooooo!!!!"

   Ho sempre pensato che l'interesse estetico per i piedi fosse esagerato, nevrotico direi; i piedi sono molto lontani dalla zona genitale, perchè dovrebbero attrarre sessualmente? Poi lessi un antropologo che rilevava come la fissa per i piedi fosse esclusivamente prerogativa dell'area eurasiatica. In oriente i piedi femminili li deformavano, li accorciavano fisicamente... da noi li deformiamo "metaforicamente" tramite le scarpe. Invece nel Brasile genuino la gente dei piedi se ne strafotte proprio. Insomma... materia per studi di ETNOPSICHIATRIA.

   Queste riflessioni me le ha stimolate il fatto che ci sarà un convegno sul "Tracollo podalico nei paesi occidentali":

http://www.ilcoach.net/convegno-tracollo-podalico-nei-paesi-occidentali/

   Premetto (per i malpensanti) che non conosco personalmente i relatori del convegno e non ho nulla contro di loro, probabilmente diranno anche cose validissime. Tuttavia devo rilevare che:

- ci sono paesi occidentali "podalicamente tracollati" che in atletica fanno furori
- non vedo in giro convegni sul "tracollo delle spalle" o sul "tracollo delle anche (culi)", non vedo miriadi di studi sui deleteri effetti, a livello di anche (culi), del fatto di passare gran parte della giornata seduti
- il movimento religioso chiamato "minimalismo", alla moda, attivissimo e organizzatissimo, sia a livello propagandistico che nella pratica di campo, pone l'attenzione quasi esclusivamente sui piedi e sul modo di appoggiare i piedi a terra nella corsa
- a livello federale da decenni vediamo la stessa cosa; in un lavoro dei primi anni '80 Alessandro Donati affermava che:

1) nella corsa, la tecnica è la cosa più importante
2) nella tecnica, l'appoggio del piede a terra è la cosa più importante

da cui si deduce che:

3) nella corsa, l'appoggio del piede a terra è la cosa più importante.

   E' mia opinione che tutto ciò sia molto parziale ed esagerato... penso che dovremmo concentrare l'attenzione pure, anzi soprattutto, verso la regione delle anche (culi), visto che:

NELLA CORSA, LA POTENZA GENERATA INTORNO ALLE ANCHE E' SETTE VOLTE MAGGIORE DI QUELLA GENERATA INTORNO ALLE CAVIGLIE.

P.s. di chi sono questi pessimi piedi?









martedì 15 settembre 2015

Tecnica di corsa: chiamiamola "riserva meccanica"...


BRACCIO POSTERIORE:

- angolo spalla 90º (il braccio é orizzontale)
- angolo gomito 100º

BRACCIO ANTERIORE:

- angolo spalla 45º
- angolo gomito 45°
- avambraccio verticale e contratto come no stoccafisso (altro che "correre rilassati"...)
- mano aperta
- dita distese e dure come no stoccafisso

NEL COMPLESSO:

- azione complessiva di estrema VIOLENZA
- potenti contrazioni dei deltoidi e degli altri muscoli intorno alla spalla
- Range Of Motion di estrema ampiezza

   Ecco, solo per le braccia abbiamo focalizzato 10 input tecnici (altro che i minimalisti che si concentrano solo su appoggio e cadenza...)
   Dice "vabbé ma mica semo sprinters! Che cce fai vede a fa' ste cose?"

CONFUTAZIONE.

1) anche ai fondisti (ancor piú ai mezzofondisti) che hanno meccaniche poco producenti fa bene vedere ste cose

2) non dico di arrivare a quei livelli, ma tentare di avvicinarli per gli atleti di cui sopra, in alcuni allenamenti, lo trovo utile

3) allo stesso modo in cui, per chi va in gara a 4, é utile saper correre a 3´30 ("riserva di velocità"), allo stesso modo in cui, per chi gareggia sui 10km, è utile saper correre per 18km ("riserva di resistenza"), per raggiungere una buona meccanica da mezzofondista é utile apprendere un minimo quella da velocista. Insomma, è nella normalità dell'allenamento analitico il focalizzare una qualità e allenarla anche più di quanto serva in gara... almeno dove ciò è possibile e non inutile/deleterio (correre a 60km/h è impossibile per uno sprinter da 40km/h... correre 60km è inutile/deleterio per un maratoneta).

   Coniamo quindi oggi il termine "RISERVA MECCANICA" che si aggiunge alle riserve di velocitá e resistenza. Della serie: ci serve un angolo di 70°? In allenamento produciamo anche quello di 90°.
   Esempio, mettiamo che io corra con l´avambraccio avanti quasi orizzontale e che ció danneggi le mie prestazioni... abituarsi in allenamento a tenerlo quasi verticale (in alcuni allenamenti) puó portare col tempo a una posizione ideale a metá strada.



lunedì 13 aprile 2015

Tecnica di corsa 3: prime scaramucce (precoci).



   La settimana scorsa il sito Atleticalive mi ha pubblicato un articolo riguardante la "tecnica di corsa" e, come prevedevo, su Facebook s'è scatenata la viuleeeenza. Per carità, adoro gli insulti, li trovo divertenti, anzi revitalizzanti (ahah!).
   Diciamo che grosso modo i detrattori si sono divisi in due fazioni: quelli dell'articolo insulso-inutile-banale e quelli dell'articolo errato-cazzaro. Le due fazioni si annichiliscono a vicenda perchè secondo la prima non avrei espresso contenuti mentre per la seconda sì (errati).
   In verità in verità vi dico: l'articolo era solo un'introduzione generalissima nell'ambito di una guerra che da anni mi vede opposto alla religione dei "minimalisti-barefoot-totalitari"; invece è finito nelle grinfie di allenatori FIDAL, professori IUSM, ex atleti d'elite famosi. Vabbè, allora visto che ci siamo mi rivolgerò anche a questi.
   L'unico contenuto che ho espresso è la demenzialità dell'imporre a tutti e per sempre la stessa tecnica di corsa, quindi a quelli della fazione "articolo errato" dico: quindi voi imponete a tutti e per sempre la stessa tecnica? A quelli della fazione "articolo banale" dico: quindi per voi è normale, banale che la tecnica sia relativa...
   Ebbene io in queste due affermazioni non ci vedo alcuna relatività:

«.....il contatto col terreno, che avviene dapprima con la parte esterna del metatarso (contatto ancora non vero) , quindi con tutto il metatarso (contatto vero);...»  A. Cazzetta (1984), Atleticastudi, 6pp 541-543

«...il piede si presenta in leggera supinazione a prendere contatto col 5° metatarsale, per scendere rapidamente e in maniera elastica, su tutta la pianta....» C. Vittori (1997), L’allenamento del giovane corridore (dai 12 ai 19 anni), centro studi e ricerche FIDAL, pp60

   Deo gratias, invece qui appare un barlume di relatività:

«Il momento del contatto col terreno è fondamentale per la nuova fase di impulso. Questa deve avvenire, ad elevate velocità, con una presa ‘’metatarsale’’, con il piede quasi sotto la verticale del ginocchio.» F.Di Mulo (2009), Mezzi e metodi di allenamento dello sprinter di elevato livello, centro studi e ricerche FIDAL, pp 28

   La posizione di molti commentatori al mio articolo era: "è normale che la tecnica vada adattata al singolo ma comunque ci sono dei parametri fissi irrinunciabili". E quali? Prendo a caso un "Manuale corso allenatori" del 2012 (cavolo, un manuale dei corsi deve contenere i "parametri"!):

"1) La presa di contatto avviene di metatarso/avampiede, con un movimento dall’alto verso il basso e da davanti verso dietro"
 - ahahah, questa è la più "pittoresca"; vera nello sprint e nel mezzofondo veloce, ma poi... la Straneo "sbaglia", l'85% dei maratoneti elite del mondo "sbaglia", il 75% dei mezzomaratoneti "sbaglia", il 30% dei diecimilisti su pista "sbaglia", la maggior parte dei mezzofondisti e fondisti del mondo in allenamento, quando vanno più piano che in gara, "sbagliano" (impattano di tallone, comprovato da miriadi di ricerche statistico-scientifiche... ma basterebbe osservare con ONESTA', liberandosi da paraocchi ideologgggici funzionali solo al pedissequo adattamento al dogma).



"2) Nella fase di ammortizzazione l’arto di appoggio deve sostenere il peso del corpo e cedere il meno possibile"
 - vabbè...

"3) Un attimo prima dello stacco del piede dal terreno si deve completare la fase di estensione dell’articolazione dell’anca, ginocchio e caviglia"
 - non ci siamo; è vero per i mezzofondisti, invece oggi gli sprinters non estendono completamente il ginocchio, secondo voi quindi questo qua "sbaglia".



"4) Il tallone dell’arto di spinta risale velocemente sotto il gluteo determinando la flessione della gamba sulla coscia e di questa sul bacino"
 - vabbè...

"5) Busto leggermente inclinato in avanti"
 - mah, oggi, sia nello sprint che nel mezzofondo, quelli forti fanno di tutto per tenere il busto più verticale possibile, per "anteriorizzare" la meccanica. Quindi la Meadows (e tanti altri) secondo voi "sbaglia".



"6) Azione rilassata delle braccia che accompagnano il movimento senza creare torsioni delle spalle"
 - non ci siamo; un sacco di atleti world class torcono le spalle di brutto, specie donne-bassine-fianchi larghi (mi sapreste spiegare il perchè?); quindi secondo voi "sbagliano".


   Insomma, gli atleti più forti del mondo secondo la FIDAL "sbagliano", non seguono 4 dei 6 "parametri fissi irrinunciabili"... sono tutti scemi, e pure i loro allenatori e gli staff che ci stanno dietro.
   P.s.: gli atleti che appaiono in foto non sono eccezioni, vi potrei mettere MIGLIAIA di foto, video, fermo immagine, sequenze di frames (e lo farò in futuro).
   P.p.s.: a un mio amico, al corso, lo stavate bocciando, perchè osò accennare al fatto che QUALCHE (in realtà la stragrande maggioranza) maratoneta world class impatta di tallone... dovette abiurare... no, giusto per puntualizzare da che parte stanno i "soloni"...

domenica 29 marzo 2015

Allenamento su tapis roulant: ce farà bene?


   Quando le condizioni atmosferiche sono critiche (nubifragi, neve, gelo... o anche casi di disgraziati dimenticati da Dio che vivono in luoghi con temperature di 50°... ciao Lorenzo! Ahahah!) può essere utile usare il tapis roulant, o treadmill come dicono gli angli. Tuttavia in questi anni ho avuto la sensazione di una certa associazione tra la corsa su tapis e certi problemi ai piedi (tendini d'achille, fasciti).      Per carità, non sono un fisico nè un biomeccanico... però il cervello tende a lavorare e del resto il "senso comune" porta a fare certe ipotesi, come quella che "il tapis spinge dietro per noi". Ho letto di fisici che non concordano con questo senso comune.
   M'è capitato di leggere un articolo in cui si intervista un docente di Scienze Motorie che ipotizza un maggior intervento dei quadricipiti sul tapis, cosa che pare non abbia riscontro nella realtà sperimentale, come vedremo sotto:

http://www.corriere.it/salute/15_marzo_23/perche-corsa-all-aperto-risulta-meno-faticosa-quella-tapis-roulant-185a8c42-d14d-11e4-8608-3dead25e131d.shtml

   Poi c'è questo ottimo e dettagliato studio effettuato su 20 runners fatti correre alla stessa velocità delle loro gare sui 10km (mediamente 3.8 m/s) sia su terreno che su tapis, in cui si misurano tutti i parametri meccanici significativi e li si comparano:

http://img2.timg.co.il/forums/1_162564498.pdf

   In tabella 2 vediamo che i parametri tempo-distanza (frequenza, ampiezza, ecc.) non differiscono significativamente. Invece in tabella 3 vediamo delle differenze importanti:

 - i parametri cinetici (momento) delle caviglie sono maggiori sul tapis rispetto al terreno
 - i parametri cinetici di ginocchia e anche sono minori sul tapis rispetto al terreno
 - l'ammortizzazione delle caviglie è maggiore sul tapis rispetto al terreno
 - l'ammortizzazione di ginocchia e anche è minore sul tapis rispetto al terreno

parliamo di differenze del 25-30%, quindi piuttosto pesanti. C'è un "trasferimento di azione" dalle anche-ginocchia ai piedi-caviglie. E i ricercatori sono costretti (in "discussion") a concludere che "la nostra ipotesi che la cinetica della corsa su tapis e sul terreno sia simile non è del tutto supportata" e "the treadmill running lacks push-off"; quasi tutti i "momenti" (r x mv) risultano inferiori su tapis, indicando una minore quantità di moto, ovvero si spinge meno e quindi intervengono meno i muscoli più impegnati nella normale corsa su terreno (distretti anche-ginocchia). Ma se a parità di velocità si spinge meno vuol dire che un pochino il tapis spinge per noi... quindi pare che il senso comune sia abbastanza sensato in questo caso.
   E viene spiegata anche la maggior pericolosità per il distretto piede-caviglia che avevo ipotizzato, e a prescindere da eventuali pendenze dell'1% che in genere vengono usate sul tapis per ottenere velocità comparabili con la corsa su terreno.
   A dir la verità i miei dubbi non finiscono qui... la nostra velocità di corsa risente continuamente di due tipi di asimmetrie:
 - una "laterale" (una gamba produce più potenza e velocità dell'altra)
 - una "frontale" (in espirazione produciamo più potenza che in inspirazione... avevo letto uno splendido lavoro su questo ma non lo ritrovo)
   Siamo sicuri che queste asimmetrie non possano produrre ulteriori problemi correndo su un aggeggio che ti impone una velocità costante? Ne parlai con un biomeccanico che era scettico su questa possibilità, ma a me il dubbio rimane...



mercoledì 4 marzo 2015

Evoluzzzione: tolleranza zero.


   Post breve, solo un aggiornamento del precedente.
   Mi ha scritto un biomeccanico di peso internazionale che lavora all'estero (e te credo!) in settori di assoluta avanguardia. Non vuole essere nominato ma mi ha autorizzato a riportare questo dal nostro scambio di mail:

"No, Lieberman no, ti prego! Hahahah!

Detto tra di noi: lui e tutti i patiti del barefoot (Irene Davis, per dirne un’altra) godono di una pessima fama tra gli addetti ai lavori (docenti e ricercatori in biomeccanica). Hanno tantissima presa sulla stampa “generalista”, ma in quanto a scientificità... Mah, diciamo che nel mondo accademico non sono considerati molto bene (per usare un eufemismo :).

Ti racconto questa scena: congresso mondiale di biomeccanica a Boston, l’anno scorso. Irene parla per 30 minuti di barefoot running, era l’ennesima sessione in cui lei e Lieberman raccontavano ‘ste storie e francamente eravamo tutti un po’ stufi (e ci chiedevamo come mai avessero lasciato tanto spazio a questi...). Alla fine del sermone, senza uno straccio di dato serio da far vedere, un medico (penso ortopedico o addirittura “solo” fisioterapista, non lo conosco bene) si alza e le fa: “Well, after all these speeches about barefoot running, let me say one thing. You all claimed huge things: better health, better performance and so on, but extraordinary claims would need extraordinary evidence. And I saw NOTHING”.

Applauso in sala e Davis senza parole. Una scena che ricordava Fantozzi e la corazzata Kotiomkim. :D"


lunedì 2 marzo 2015

Tecnica di corsa 2: l'evoluzzzione.


   Nel post precedente sulla tecnica di corsa un commentatore parlò di una tale "Endurance running hypothesis", di cui vediamo un'esposizione in questo sito:

http://www.corsanaturale.it/new-page-3/corsa-ed-evoluzione.html

   Riassumendo, Lieberman (il "papa" del minimalismo... sempre lui) e altri ipotizzano addirittura che la corsa di resistenza, secondo loro necessaria per la caccia, sia responsabile nientepopodimeno della differenziazione degli umani dagli altri primati - chissà cosa ne pensano i vegani... e chissà cosa ne pensano sprinters, alpinisti e canottieri - e siccome la corsa sarebbe tanto fondamentale per l'evoluzione umana, ovviamente bisogna correre "minimal-natural", comprarsi certi tipi di scarpe e pagare 150 euro per assistere alle lezioni di certi fisioterapisti. Ma nelle RELIGIONI è sempre stato così... irrobustire una teoria con mitologiche fondamenta ancorate in un passato leggendario... una specie di culto degli antenati, ciò che si faceva in origine è "più meglio".
   Beh, io di antropologia un po' me ne intendo e vi dico che questa "hypothesis" mi pare na "STHRUNZATHAS", anche sulla scorta della mia conoscenza della vita delle popolazioni "primitive" di oggi o di 500 anni fa come si presentava agli occhi dei primi occidentali, popolazioni con culture materiali "povere" simili a quelle dei primitivi. Vediamo il dettaglio.

1) Si parte da 5-6 milioni di anni fa... nel frattempo ne sono successe di cose, di che primitivi parliamo? Anche ammesso che ci siamo differenziati in savana, poi abbiamo popolato altre zone, soprattutto lungo fiumi e litorali, tutti luoghi in cui correre serve a poco. Quello che abbiamo fatto nel frattempo non conta per l'evoluzione? Ma io credo poco alla storia della savana, basata solo sul fatto che in territori di quel tipo è più facile rinvenire reperti, mentre lungo fiumi e litorali le inondazioni, le maree, la maggiore umidità hanno distrutto le testimonianze della presenza e dell'attività umana. Ma i primitivi non erano fessi, si addensavano esattamente dove ci addensiamo noi oggi, in savana ci viveva qualche sfigato.

2) La caccia occupava un 10-15% della popolazione (maschi adulti ma non anziani, in perfetta salute), come può aver influenzato tanto l'evoluzione?

3) Anche questo 10-15% che si occupava di caccia lo faceva sporadicamente, il 90% delle calorie proveniva da altre fonti (raccolta, cattura di piccoli animali e insetti, successivamente anche proto-orticoltura). Più probabile che l'evoluzione sia stata influenzata da attività che occupavano più tempo e facevano tutti quotidianamente, tipo... dormire... ciulare... ahahah!

4) Non tutte le attività di caccia necessitavano di corsa e quelle che ne necessitavano non prevedevano corse lunghe: un cervo lo devi circondare in 20 persone, non corre 20 o 40km di seguito. L'uomo imparò presto a scavare buche e usarle come trappole, senza bisogno di correre. E se si cacciano specie arboricole non si corre. E se si usa il fuoco si mettono in fuga i "concorrenti" specialmente nella conquista di carcasse di animali già morti, i quali non corrono.

5) Da molte parti si sostiene che la pesca nacque insieme alla caccia, forse anche prima. E vi sfido a correre sull'acqua, ahah!

6) Con l'uso di armi e altri accorgimenti tecnici il ruolo della corsa nella caccia tende a scemare. Lieberman lo sa benissimo e ci tiene a precisare che l'uso di armi daterebbe non prima di 40.000 anni fa. Ebbene questa è una grandissima stronzata (1)! Prendo da un paio di siti:
 - "Acheuleano, 750 000-120 000 anni fa circa: manufatti litici a forma di mandorla e lavorati su due lati in modo simmetrico ("bifacciali" o "amigdale") associati a diversi strumenti ricavati da schegge (raschiatoi e punte)"
 - "Amigdala: utensile a forma di mandorla usato dai cacciatori del Paleolitico inferiore (ca. 450.000-100.000 anni fa); tratto da pietra dura e più raramente ossi mediante scheggiatura sulle due facce, ha vertice generalmente appuntito e margini laterali taglienti, con tallone talvolta assottigliato dal ritocco per facilitare l’immanicatura"
Ora, regà, le amigdale non servono a nulla senza essere inserite in un manico o un'asta... e così abbiamo delle ARMI, moooolto prima di quanto dice il "papa". Ma anche prima delle amigdale l'uomo usava certamente giavellotti in legno, eventualmente con le punte indurite al fuoco.

7) Il gluteo lo abbiamo più massiccio degli altri primati perchè è il muscolo più importante nella corsa? Ebbene, femorali e adduttori sono più importanti, come mostrano le elettromiografie (vedi foto sotto), grandissima stronzata (2).

8) La savana è pianeggiante (cosa necessaria per correre)? E dove si riparavano la notte? Non ci vuole molto a capire che se piazzi quattro pali con delle frasche come tetto ti puoi riparare almeno dalla pioggia. Ma se capivano questo, erano anche capaci a fabbricarsi armi, no?

9) Parla di "nomadi a spostamenti veloci"... ma poi pare ci siano voluti 100.000 anni a uscire dall'Africa... 100.000 anni è "veloce"? E' necessario essere maratoneti per coprire 5000km in 100.000 anni?

10) "L'aumento della velocità non si registra tanto con l'aumento della frequenza dei passi, che comporta infatti anche un maggiore dispendio di energie, ma con l'aumento della lunghezza di ogni singola falcata"... oh Gesù Bambino! Fa che non abbia letto sta cosa! E invece l'ho letta veramente... allora, immaginiamo un continuum dalla camminata fino al 100m di uno sprinter d'elite, nella camminata fai 1.5 passi al secondo ognuno di 80cm, passando per infinite fasi intermedie arriviamo allo sprinter che fa 4.5 passi al secondo di 2.5m... quindi AUMENTANO PARALLELAMENTE SIA LA FREQUENZA CHE L'AMPIEZZA!!!
Perchè Lieberman spara sta grandissima stronzata (3) e i farlocconi ci credono? Perchè occorre difendere uno dei dogmi centrali della "religione", ovvero che TUTTI DEVONO SEMPRE CORRERE ALLA CADENZA DI 180 PASSI AL MINUTO!!!
Incredibile come tali soggetti abbiano credito e seguaci...

Insomma, mi pare abbastanza per oggi. L'uomo è certamente capace di grandi cose, oggi è capace di correre per 100km e anche di più... ma è anche capace di nuotare per decine di chilometri o di salire sull'Everest e fino a qualche decina di anni fa nessuno mai s'era sognato di salire sull'Everest: ecco che possiamo fare benissimo cose che non abbiamo mai fatto e che certamente non hanno potuto influire sull'evoluzione.



martedì 17 febbraio 2015

Mezzamaratona mondiale e campionati italiani allievi indoor.


   E' carnevale, qui in Brasile festa grossa, siamo allegri e quindi concediamoci una volta tanto un post di cronaca, leggero, rilassato e senza contenuti polemici (mi raccomando eh... ihihih!).
   Questi i due eventi interessanti del weekend.

   Ai campionati allievi si sono viste prestazioni strabilianti. Ben quattro record italiani, Oki nei 60hs con 8.38, Aceti nei 400 con 48.86 (storico questo, per la prima volta abbattuta la barriera dei 49"), Barontini nei 1000 con 2'28.75, la Zenoni nei 1000 con 2'45.89 al primo anno di categoria. Ma menzioniamo anche Sottile che nell'alto maschile detiene addirittura la migliore prestazione mondiale stagionale (2.14) e la Verderio che nei 400 ha sfiorato di 4 centesimi il record italiano con 55.16 (ha già uno strepitoso 53.86 all'aperto).
   Aaahhh... ma allora ce li abbiamo i giovani talenti!!! Ebbene sì, fino alla categoria allievi siamo una delle nazioni più prolifiche del mondo... ma cosa succede dopo? Prendiamo ad esempio i 400 femminili: se andate a confrontare le prime 20 italiane nelle liste all-time allieve con le prime 20 delle liste all-time assolute, troverete che di quelle SOLO UNA è sopravvissuta da adulta, Marta Milani, le altre 19 tutte kaputt!!! Un paio con 55 da allieve poi hanno 53 da adulte... ma come si fa??? E' purtroppo da una ventina d'anni che siamo abituati a quest'andazzo. Auguro ogni bene ai ragazzi allievi di questi campionati e spero che siano gestiti tecnicamente da buoni allenatori... spero...

   L'altro evento interessante del weekend è il record mondiale in mezzamaratona della keniana Florence Kiplagat, 1h05'09; di passaggio ha aggiornato anche i record mondiali dei 15km e dei 20km. Ha 28 anni, non fulminea nelle distanze brevi (8'40 e 14'40 nei 3000 e 5000), vanta un 2h19 in maratona. Ha vinto il mondiale di cross ad Amman nel 2009 e il mondiale di mezzamaratona nel 2010. E' allenata da... indovina indovinello... Renato Canova.
   Ora, si dà il caso che secondo i divini tecnici italioti la kiplagat corre male: impatta di tallone, alza troppo le mani, non è rilassata di spalle, ruota il tronco... poraccia! Non andrà mai da nessuna parte... ahahah!








sabato 7 febbraio 2015

Tecnica di corsa 1: Stalingrado.


   La battaglia più terribile, quella che decise le sorti della seconda guerra mondiale si giocò a Stalingrado, fu lì che finalmente la Russia disse "ora basta". Ed è ora di finirla anche con le troppe stupidaggini che si leggono in giro sulla tecnica di corsa. Ma prima di lanciare i missili, facciamo un'amichevole chiacchierata generale...
   E' mia opinione che della "tecnica di corsa" si parli troppo E focalizzando punti non essenziali E con contenuti spesso pure errati o quanto meno indebitamente generalizzati. Sui forum, intorno a questo argomento si scatena incredibilmente una violenza inaudita, fenomeno che andrebbe estrapolato dal contesto sportivo e trattato veramente in sede psichiatrica. Spesso sono i cosiddetti "tapascioni", amatori di livello medio-basso, a infervorarsi sulla questione (vi assicuro che gli elite ci si scervellano molto meno), quasi che fossero alla ricerca della pietra filosofale che tramuti in oro il piombo delle loro prestazioni... oppure ci sono altre motivazioni più profonde, inconsce.
   Farò molti post sull'argomento, ma per una volta voglio esordire con la fine della storia. Questo perchè la fine della storia (la mia opinione finale) non è molto divertente... molto più succulento sarà invece distruggere uno per uno tutti i dettagli errati di certe teorie biomeccaniche che vanno di moda. E le pietanze succulente vanno assaporate a poco a poco, giusto?

Sulla tecnica di corsa io sono un "relativista critico". Relativista perchè? Perchè la tecnica di corsa VARIA:

 - da atleta ad atleta
 - a seconda della velocità di corsa
 - a seconda della specialità preparata
 - a seconda della morfologia del corpo dell'atleta
 - a seconda del sesso dell'atleta
 - a seconda della "storia" dell'atleta, sportiva e non

   Si deve sempre partire dall'osservazione della realtà e non da teorie preconcette (o che si vogliono far apparire "concette" dando una comunicazione distorta o del tutto falsa della realtà) e allora, alla luce di tutte le possibili cause di variabilità che ho elencato, chi vi dice che TUTTI DEVONO SEMPRE correre così e cosà è un DEMENTE. Oppure un furbacchione che vuole vendervi magari un certo tipo di scarpe... o convogliare decine di migliaia di persone sul suo sito per fatturare con la pubblicità. Ma si sà... la realtà annoia... la falsità invece ha un incredibile potere d'attrazione, del resto siamo una specie di "creativi", l'intera "arte" si basa su questo, rappresentare il mondo come NON è. Lo stesso Tertulliano stigmatizzò questo processo mentale nel II secolo d.c. con il suo "Credo quia absurdum".
   Per carità, siamo in democrazia e ognuno è libero di essere demente... io stesso ho molti amici che in alcuni campi sono totalmente dementi, eppure ci sono in ottimi rapporti e li trovo ottime compagnie. Non voglio assolutamente discriminare i dementi, c'è chi ha il naso storto, chi ha la mascella squadrata, chi è demente...

   Però sono un relativista "critico", nel senso che non tutte le tecniche di corsa vanno bene per tutti, ovvero che si può tentare di agire per modificare la tecnica se COMPROVATAMENTE le prestazioni di un atleta sono inficiate da una tecnica per lui non adeguata o che sia per lui causa di infortuni. Tuttavia sono convinto che questi eventuali interventi migliorativi non possano essere impiantati semplicemente imponendoli coscientemente, ma debbano essere il risultato di azioni di lungo termine sulle cause di certe posture o meccaniche di movimento. Insomma se occorre intervenire occorre agire sui rapporti di forza/flessibilità di tutti i gruppi muscolari di tutto il corpo.
   Vediamo anche atleti da record del mondo che corrono con meccanica "brutta-errata", ad esempio Zersenay Tadese... ma insomma, se fa il record del mondo io non me la sentirei di andargli a rompere le scatole. Io francamente ho più rispetto per (o prendo ispirazione da) un grande atleta o un grande allenatore che non per un amatore da 51' sui 10km che crede di essere un semidio che ha trovato la pietra filosofale (e quindi tutti quelli prima di lui sono scemi) o uno pseudo-scienziato che produce PDF pieni di menzogne e in conflitto d'interessi perchè finanziato da una fabbricuccia di scarpe.