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sabato 2 settembre 2017

2017: fuga dal "raduno"


   Ok, è colpa del decentramento, dei gruppi sportivi militari, del reclutamento, delle scuole, della playstation, della grinta...
   Un amico atleta mi manda il programma d'allenamento svolto a un raduno di fine agosto da una cinquantina di cadetti e allievi mezzofondisti, i più forti di una certa regione (a proposito, una cosa organizzata da un comitato regionale è accentramento o decentramento? Boh). Non importa quale sia la regione, ne ho visionati diversi di diverse regioni e la musica è la stessa.

Premessa 1: i ragazzi di quste categorie normalmente sono abituati a svolgere 3-5 sedute settimanali.
Premessa 2: i ragazzi di queste categorie in genere tra fine luglio e ferragosto fanno pausa completa e vacanze.
Premessa 3: il raduno si svolge in altura e i ragazzi non sono abituati all'altura.

   Programma svolto:

venerdì: corsa continua + tecnica la sera
sabato: corsa continua la mattina / GARA in montagna la sera.
domenica: 12x400 la mattina / corsa continua la sera.
lunedi: corsa continua la mattina
martedì: ripetute lunghe la mattina / corsa continua + tecnica la sera
mercoledì: corsa continua la mattina

   Nove sedute in 5 giorni e con una gara. Edificante l'accoppiata gara + 400 tra sabato sera e domenica mattina.
Mi devo incazzare?
   Dice "ma a fine settembre ci sono le finali dei CIDDIESSEEEEEEE!"... e allora:

- o gli vieti le vacanze e li fai allenare normalmente a luglio-agosto, non che gli fai fare in una settimana quello che hanno saltato in tre settimane
- o anticipi ste finali dei ciddiesse, dimodochè la stagione si chiude a luglio e ricomincia a settembre e buonanotte
- o elimini dalla faccia della terra i ciddiesse (ma che all'estero fanno i ciddiesse?).
- o FUCILIAMO IN MASSA l'80% del settore tecnico, se più del "centro" o della "periferia" decidete voi.

   Ragazzi, il problema principale dell'atletica italiana è l'incapacità di sviluppare i talenti giovanili, ed è un'incapacità soprattutto TECNICA, di fare tabelle, di programmare in modo razionale.

   Macchè, è colpa del decentramento, dei gruppi sportivi militari, del reclutamento, delle scuole, della playstation, della grinta...



mercoledì 18 gennaio 2017

Fidal, settore tecnico: accentramento o decentramento?


   Tornando ai "dolori" dell'atletica azzurra, leggiamo le opinioni di un grande vecchio, Ugo Ranzetti, l'ex allenatore di Gabriella Dorio.
   Come si potrebbe non condividere l'impostazione generale estremamente critica dell'intervista? Come si potrebbe non condividere l'opinione che i problemi sono soprattutto di natura tecnica? Tuttavia ci sono alcuni passi che mi piacciono di più e altri a mio avviso molto problematici. Ce n'è anche uno "diversamente vero". Vediamone alcuni estratti.

http://www.sportolimpico.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1412:saro-greve-atletica-sui-sentieri-della-cultura-smarrita&catid=1:focus

1) "a mio avviso sono stati due i motivi che hanno portato al “disastro olimpico” 2016. Il primo è legato all’adozione di una nuova struttura tecnica federale, quindi un fatto strutturale a cui consegue il secondo nell’anarchia operativa di atleti e tecnici conseguente alla nuova impostazione tecnica federale"

   Quindi Ranzetti è per l'accentramento e contro il decentramento. Mah, in un paese come l'Italia, non proprio un campione della libera circolazione delle idee e della meritocrazia, francamente l'accentramento mi fa paura. Il discorso è che se poi "al centro" dominano i soliti matusa con le loro idee comprovatamente errate vecchie di 40 anni che nel mondo producono solo ilarità e scherno, allora mi tengo il decentramento. Poi del resto, se analizzate come ci si allena a Napoli o a Milano, gli schemi sono gli stessi, quindi un certo accentramento "inconscio" non è mai venuto meno.

2) "Non serve a nessuna causa fare riferimento al saltatore in alto o alla quattrocentista in giro per il mondo a spese FIDAL o ai velocisti mandati inutilmente negli USA per essere assistiti da un tecnico ben pagato, ma di fatto senza beneficio alcuno"

   Questo è diversamente vero. Nel settore velocità ad esempio, gli unici atleti che negli ultimi anni hanno fatto qualcosa di buono (Grenot, Galvan, Hooper) sono proprio quelli andati in Florida da Seagrave, il quale poi non è certo il migliore del circo... e infatti è pagato poco dalla Fidal (dice 1000 euro lordi mensili) rispetto agli standard dei paesi NORMALI in cui gli allenatori sono trattati da professionisti. Invece per Ranzetti 1000 al mese è troppo... bravi, continuate con l'ideologia del "volontariato" che andrete lontano.

3) "mentre alcuni tecnici italiani di valore hanno lavorato con ottimo profitto per altre nazioni"

   Questo è vero. Penso ad esempio a Carlo Buzzichelli, grande esperto di "forza" che sta seguendo con profitto diversi elite della nazionale cubana... ma vedi Ranzetti, la gente preferisce lavorare a Cuba dietro lauto stipendio che non a Cologno Monzese da (quasi) volontario. E poi Carlo è un perfido eretico che, superata la tradizione Bosco-Vittori, se ne andò a studiare con Tudor Bompa e Dan Pfaff...

4) "mentre i settori giovanili hanno prodotto gli abituali buoni risultati, cosa che sarebbe normalmente avvenuta grazie al nostro ottimo movimento di base, a livello di vertice le forze si sono disperse in esperienza personali, prive di guida centrale e di controllo tecnico plurimo, sociale e federale"

   Vera la prima parte, con buona pace di quelli che "non c'è la base giovanile, non si fa promozione nelle scuole, i ragazzi di oggi sono pigri"; tuttavia anche qui penso che l'accentramento non risolva i problemi di cui al punto 1. I raduni "centralizzati" si fanno, ma vari allenatori mi raccontano come i loro ragazzi spesso si infortunino proprio durante questi raduni.

5) "“Il progetto attuale di formazione dei tecnici è vecchio di almeno trent’anni. Lo avevo concretizzato proprio io ed io stesso avevo anche segnalato, alla luce della mutata realtà culturale dei nuovi tecnici e dell’ambiente territoriale, la necessità di rivedere il sistema, non più adeguato ai bisogni di apprendimento dei nuovi utenti. Verso la fine del quadriennio 2000/2004 pure Carlo Vittori aveva colto questa necessità"

   Ecco, questa necessità di svecchiare la cultura tecnica è il punto più interessante, ma perchè citare Vittori? Ogni volta che qualcuno vuole esprimere un'opinione autorevole ci deve mettere dentro per forza Vittori, come fosse un marchio assoluto di positività. Le idee di Vittori, se funzionarono con Mennea, rovinarono Pavoni e molti altri; e quando furono (assurdamente) estese anche al mezzofondo causarono disastri.
   La polemica continua...


sabato 30 luglio 2016

Infortuni, teorie e propaganda.


   Tempo fa feci un articolo sulla eccessiva (a mio avviso) attenzione che in Italia si riserva ai piedi, sia in generale nella cultura sia in particolare in atletica, tanto che potrei ironicamente parlare di "piedetica leggera", così come c'è la cuoretica, la minimaletica, la mangetica, la monitoretica, la derivetica, la cadenzetica, la testetica, la mitocondretica, l'acidolattetica, ecc... insomma tutte le fisse che focalizzano UN particolare e ne fanno il centro di gravità attorno al quale tutto dovrebbe ruotare:

http://ilcorsarotraining.blogspot.com.br/2015/10/tecnica-di-corsa-piedi-vs-culi.html

   L'occasione che mi diede la voglia di scriverlo furono certe mie perplessità a proposito di un convegno "piedetico" dell'autunno scorso:

http://www.ilcoach.net/convegno-tracollo-podalico-nei-paesi-occidentali/

   Tale convegno fu tenuto anche dal tale Marco La Rosa, allenatore di Giulia Riva, una velocista azzurra che nel 2015 si mise in bella mostra. Come funziona in Italia in questi casi? L'atleta in una stagione fa ottime cose, il suo allenatore viene osannato e presentato come quello che (finalmente) ha capito tutto e ha certamente dei segreti da rivelarci, si parte con interviste a tutto spiano e campagne-convegni (e soldi) in giro per il paese:

http://www.ilcoach.net/intervista-giulia-riva-e-marco-la-rosa/

   PREMESSA: non ho mai conosciuto direttamente o indirettamente l'atleta e l'allenatore di cui sopra, non ho niente contro di loro, magari sono anche dei buoni professionisti nelle loro aree... ne sto parlando solo come ESEMPIO di come funzionano le cose in Italia.

   Senonchè stamattina mi sveglio e mi sorge l'idea "ma Giulia Riva che fina ha fatto?"... vedo che è tornata alle gare solo ora, dopo un anno di assenza e con un 100m mezzo secondo peggiore dello scorso anno... oddio, mica si sarà infortunata??? Faccio una ricerchina e trovo una foto di marzo con la dicitura "Recupero post infortunio con visuo-propriocezione ad alta frequenza per la velocista della nazionale italiana Giulia Riva":

https://www.facebook.com/ldalab/posts/1119222951441754

   Ma era ovvio, se una è assente dalle gare per un anno probabilmente è perchè s'è infortunata. Per carità, un infortunio può accadere anche nelle migliori famiglie (in Italia però sono un po' troppe ste famiglie...), non è detto che sia colpa dell'allenatore, di certe teorie, di certi sistemi d'allenamento... però possiamo dire che la piedetica come minimo non ci salva dagli infortuni.
   Ma soprattutto mi chiedo: perchè quando le cose vanno bene allenatori e teorie vengono strombazzati a destra e a manca e invece quando poi le cose vanno male SILENZIO DI TOMBA? Forse sarebbe più prudente moderare gli entusiasmi quando le cose vanno momentaneamente bene, o no?

   Questa omissione di comunicazione, questo deficit di MEMORIA quando le cose vanno male sono deleteri alla cultura atletica, producono delle distorsioni nella valutazione degli assunti teorici che vengono fruiti da parte del pubblico e in particolare dei tecnici.

   Siate svegli, siate vigili, siate critici, non vi fidate... e magari aumentate il FOSFORO nella dieta, ma non quello bianco che ha dei sobri effetti collaterali:






martedì 31 maggio 2016

Vittori e il CERN di... Formia.


   In quest'intervista Carlo Vittori rimpiange gli alti livelli di scientificità raggiunti un tempo a Formia; racconta un aneddoto secondo il quale addirittura avrebbero scoperto alti valori di Creatine Kinase nel sangue degli atleti dopo certi esercizi e che ciò non era in relazione col rischio di infarto:

"Le dico solo una cosa, con la Rogacen abbiamo insegnato ai cardiologi che stavano a Formia che dall’esame ematico di un atleta che si allenava, dal quale si poteva ricavare il dato di un enzima del sangue, che la creatinfosfochinasi, CPK, oggi chiamata CK, non era indice di infarto! Proprio la Rogacen ha scoperto questa non corrispondenza tra CPK e infarto. Pensi che mi mandarono a chiamare da un Istituto che è a 200 metri dalla scuola di Formia, e il cardiologo di allora mi disse: “Professore, stia attento che questo [Mennea] ha un inizio di infarto! Questo ha 250 di CPK! ”. In realtà il CPK è un enzima muscolare, perché viene prodotto dal cuore, quindi da un muscolo cardiaco. Ma anche i muscoli del movimento hanno il CPK! Viene prodotto con un tipo di movimento, soprattutto all’inizio degli sforzi. Come quelli che provano dolore atroce quando si iniziano a fare i pesi nei primi giorni, in maniera veloce, con piegamenti limitati: si dice fuoriuscita di stress da contrazione eccentrica. E il dato che veniva rilevato, era proprio questo! Un nostra atleta, Antonio Ullo, che aveva 80 cm di circonferenza delle cosce, il secondo giorno di allenamento con un carico bassissimo di 60 kg al castello, dei piegamenti non profondi, velocissimi, lacerò le fibre ed uscì fuori il CPK. E sa quanto misurò di CPK la dottoressa Rogacen il giorno dopo? 3000!!! E sì, questo si può scrivere perché scrissi un articolo immediatamente per il Corriere dello Sport che mi pubblicò Mario Sconcerti, il direttore. Gli dicemmo “guardi che abbiamo bisogno di pubblicare una ricerca, ma per pubblicare quella vera ci impiegheremmo una settimana, e nel frattempo qualcuno potrebbe uscire, rubandoci l’esclusiva”. E così ci fu pubblicata in prima pagina raccontai questa cosa, la settimana prima che un gruppo di inglesi venne a raccontarci la medesima scoperta! Ci venne da ridere e loro si scusarono."

http://www.atleticalive.it/22070/vittori-a-qa-parte-seconda-cosera-formia-e-cosa-non-e-piu/

   Si parla di Antonio Ullo, classe 63, atleta elite dall'83 in poi; Vittori non dice l'anno della "scoperta" ma dovrebbe trattarsi del periodo '83-'86.
   Mah... io a volte ho delle intuizioni irrefrenabili, sono fatto così, mi sono chiesto "ma è possibile che negli anni '80 nel mondo nessuno sapesse sta cosa?"

   In uno studio del 1967 di Dawson e Howard leggiamo:

"These values are of interest because of the widespread use of serum creatine kinase activity as an indicator of muscle desease"

http://archneur.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=567116

   Studio del 1984 sulla maratona:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1859264/

   Si evince allora che nei primi anni '80 era chiarissimo che gli alti valori di CK derivassero normalmente dall'attività fisica intensa, molti studi citati in questo datano 1981-1984.
   Ad esempio nel 1981 ("Elevated creatine kinase MB isoenzyme levels in marathon runners. Normal miocardiac scintigrams suggest noncardiac source") Siegel e al. ne escludono la derivazione da problemi cardiaci.
   Ma non basta.
   In uno studio del 1978 ("Enzimatic changes following prolonged heavy exercise") Stromme a al. avevano trovato alti valori di CK negli sciatori di fondo cross-country.
   In uno studio del 1967 ("Immediate and delayed metabolic reactions in well-trained subjects after prolonged physical exercise") Ahlborg e Brohult li avevano trovati nei ciclisti.

   E ora la bomba atomica, negli anni '60 si sapeva già tutto:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2167080/?page=1

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1845716/?page=1

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1845587/?page=1

   Vero che a quei tempi non c'era internet, però c'erano le riviste di medicina e fisiologia cartacee, gli insigni cardiologi e fisiologi del CERN di Formia non le leggevano?
   Insomma, Vittori pensava di aver fatto una scoperta clamorosa che invece era la scoperta dell'acqua calda, avrebbe fatto meglio a scegliere un altro aneddoto per sconvolgerci circa le epiche gesta in quel di Formia...



sabato 9 gennaio 2016

Allenamento velocisti... no, fondisti... no, uncinetto.

   

   Stavo per postare il secondo episodio della saga "scarti 5000-10000" (che rimando di qualche giorno) quando mi giunge una tragica notizia che non posso nascondere ai miei lettori. Tenetevi forte perchè ci vuole stomaco e fisico bestiale per reggere certe botte:

"Oggi chiacchierando con un atleta di XXXXX (ex allenatore della YYYYY) mi spiegava come allena i suoi 200-400 metristi, allenamenti tipo:

- 15x400, 20x250, di solito 5-6km di volume
- velocità: ripetute sui 60, mai meno
- quando doppiano la mattina fanno 10-15km a 4'/km"

   Io per scherzare dicevo spesso che "in Italia alleniamo i velocisti da mezzofondisti e i mezzofondisti da velocisti"... credevo di esagerare, di fare lo spiritoso, il provocatore... e invece la realtà supera la fantascienza.

   Sono costernato e affranto.

Condoglianze :)







lunedì 13 aprile 2015

Tecnica di corsa 3: prime scaramucce (precoci).



   La settimana scorsa il sito Atleticalive mi ha pubblicato un articolo riguardante la "tecnica di corsa" e, come prevedevo, su Facebook s'è scatenata la viuleeeenza. Per carità, adoro gli insulti, li trovo divertenti, anzi revitalizzanti (ahah!).
   Diciamo che grosso modo i detrattori si sono divisi in due fazioni: quelli dell'articolo insulso-inutile-banale e quelli dell'articolo errato-cazzaro. Le due fazioni si annichiliscono a vicenda perchè secondo la prima non avrei espresso contenuti mentre per la seconda sì (errati).
   In verità in verità vi dico: l'articolo era solo un'introduzione generalissima nell'ambito di una guerra che da anni mi vede opposto alla religione dei "minimalisti-barefoot-totalitari"; invece è finito nelle grinfie di allenatori FIDAL, professori IUSM, ex atleti d'elite famosi. Vabbè, allora visto che ci siamo mi rivolgerò anche a questi.
   L'unico contenuto che ho espresso è la demenzialità dell'imporre a tutti e per sempre la stessa tecnica di corsa, quindi a quelli della fazione "articolo errato" dico: quindi voi imponete a tutti e per sempre la stessa tecnica? A quelli della fazione "articolo banale" dico: quindi per voi è normale, banale che la tecnica sia relativa...
   Ebbene io in queste due affermazioni non ci vedo alcuna relatività:

«.....il contatto col terreno, che avviene dapprima con la parte esterna del metatarso (contatto ancora non vero) , quindi con tutto il metatarso (contatto vero);...»  A. Cazzetta (1984), Atleticastudi, 6pp 541-543

«...il piede si presenta in leggera supinazione a prendere contatto col 5° metatarsale, per scendere rapidamente e in maniera elastica, su tutta la pianta....» C. Vittori (1997), L’allenamento del giovane corridore (dai 12 ai 19 anni), centro studi e ricerche FIDAL, pp60

   Deo gratias, invece qui appare un barlume di relatività:

«Il momento del contatto col terreno è fondamentale per la nuova fase di impulso. Questa deve avvenire, ad elevate velocità, con una presa ‘’metatarsale’’, con il piede quasi sotto la verticale del ginocchio.» F.Di Mulo (2009), Mezzi e metodi di allenamento dello sprinter di elevato livello, centro studi e ricerche FIDAL, pp 28

   La posizione di molti commentatori al mio articolo era: "è normale che la tecnica vada adattata al singolo ma comunque ci sono dei parametri fissi irrinunciabili". E quali? Prendo a caso un "Manuale corso allenatori" del 2012 (cavolo, un manuale dei corsi deve contenere i "parametri"!):

"1) La presa di contatto avviene di metatarso/avampiede, con un movimento dall’alto verso il basso e da davanti verso dietro"
 - ahahah, questa è la più "pittoresca"; vera nello sprint e nel mezzofondo veloce, ma poi... la Straneo "sbaglia", l'85% dei maratoneti elite del mondo "sbaglia", il 75% dei mezzomaratoneti "sbaglia", il 30% dei diecimilisti su pista "sbaglia", la maggior parte dei mezzofondisti e fondisti del mondo in allenamento, quando vanno più piano che in gara, "sbagliano" (impattano di tallone, comprovato da miriadi di ricerche statistico-scientifiche... ma basterebbe osservare con ONESTA', liberandosi da paraocchi ideologgggici funzionali solo al pedissequo adattamento al dogma).



"2) Nella fase di ammortizzazione l’arto di appoggio deve sostenere il peso del corpo e cedere il meno possibile"
 - vabbè...

"3) Un attimo prima dello stacco del piede dal terreno si deve completare la fase di estensione dell’articolazione dell’anca, ginocchio e caviglia"
 - non ci siamo; è vero per i mezzofondisti, invece oggi gli sprinters non estendono completamente il ginocchio, secondo voi quindi questo qua "sbaglia".



"4) Il tallone dell’arto di spinta risale velocemente sotto il gluteo determinando la flessione della gamba sulla coscia e di questa sul bacino"
 - vabbè...

"5) Busto leggermente inclinato in avanti"
 - mah, oggi, sia nello sprint che nel mezzofondo, quelli forti fanno di tutto per tenere il busto più verticale possibile, per "anteriorizzare" la meccanica. Quindi la Meadows (e tanti altri) secondo voi "sbaglia".



"6) Azione rilassata delle braccia che accompagnano il movimento senza creare torsioni delle spalle"
 - non ci siamo; un sacco di atleti world class torcono le spalle di brutto, specie donne-bassine-fianchi larghi (mi sapreste spiegare il perchè?); quindi secondo voi "sbagliano".


   Insomma, gli atleti più forti del mondo secondo la FIDAL "sbagliano", non seguono 4 dei 6 "parametri fissi irrinunciabili"... sono tutti scemi, e pure i loro allenatori e gli staff che ci stanno dietro.
   P.s.: gli atleti che appaiono in foto non sono eccezioni, vi potrei mettere MIGLIAIA di foto, video, fermo immagine, sequenze di frames (e lo farò in futuro).
   P.p.s.: a un mio amico, al corso, lo stavate bocciando, perchè osò accennare al fatto che QUALCHE (in realtà la stragrande maggioranza) maratoneta world class impatta di tallone... dovette abiurare... no, giusto per puntualizzare da che parte stanno i "soloni"...

giovedì 19 marzo 2015

Infortuni: relazioni pericolose 2.


   "Posso resistere a tutto, tranne alle tentazioni" (Oscar Wilde).

   Eeehhh... lo so, la tentazione è forte, la carne è debole... a volte si cede e arriva puntuale la punizione; e spesso è pure difficile apprendere dagli errori fatti.
   Dopo l'esempio 1, relativo a un master e esposto nel primo post sull'argomento di qualche settimana fa, vediamo ora due esempi riguardanti stavolta atleti d'elite. Per carità, a volte occorre rischiare e sono il primo a dire che gli infortuni hanno spesso anche delle componenti extrasportive difficilmente controllabili, però in molti casi mi pare che la relazione pericolosa sia rilevabile, se non proprio palese.

ESEMPIO 2.
   400ista elite italiano famoso, allenato da un'"eminenza" famosa. 2° anno junior.
Giugno... fa il record italiano junior (2 gare). La settimana dopo i societari (2 gare). La settimana dopo convocazione imprevista in Coppa Europa (1 gara).
Seguono due settimane molto intense (con dei 100 in 10.6, 200 in 21.4, 500 in 67, ecc.), dopodichè Golden Gala in cui fa 4 decimi peggio di un mese prima (strano?).
   Due giorni dopo spara 6x80 in 8.5 e IL GIORNO DOPO 2x300 in 32.84 e 33.51, rec.15'.
   Penso... "eccolo, mo' se spacca"... 3 giorni dopo STRACK! 8 giorni fermo e figuraccia agli Europei Junior che erano l'appuntamento clou della stagione (5° in semifinale).

   Quel 32.84 (in gara di 300 aveva un personale di 33.70) non è un tantinello eccessivo per uno junior da 46.5? Proietta un 43.79!!! E 15' di recupero non sono pochini prima del successivo? E un 2x300 a quell'intensità non è un volume eccessivo? E farli il giorno dopo di un 6x80 al fulmicotone non è "audace"? E farli 3gg dopo una gara non è "diversamente responsabile"?

   Tempo fa vidi un video di una seduta simile (quasi) di Pavel Maslak: 150 (15.2) rec 30' + 350 (38.44). Regà, parliamo di sedute tremende che dovrebbero farsi non più di 2-3 volte l'anno eh... ma rispetto all'italiano di cui sopra:
- Maslak è adulto e ha già vinto europei e mondiali indoor
- ha un pb di 44.84 e non 46.5
- la seduta ha un volume totale di 450m e non di 600m
- tra le 2 prove il recupero è doppio
- la seduta non è stata preceduta da un'altra intensissima il giorno prima e da una gara 3gg prima
- il 350 in 38.44 proietta un 43.9
quindi maslak, rispetto all'italiano, fa una seduta meno intensa, con meno volume, con più recupero, non preceduta da giorni intensi.
   Maslak s'è spaccato? No! Anzi, è arrivato in forma agli Europei Indoor e li ha vinti.

ESEMPIO 3.
   Ragazza qualche anno fa tra le prime 5 in italia sui 1500-3000m, allenata da uno famosissimo e osannatissimo...
   Lasciamo stare i vari obbrobri tecnici a lei propinati dal mammasantissima (possiedo il day by day di 3 anni di allenamenti, grazie ai miei servizi segreti, attivissimi e onnipresenti) e concentriamoci solo sugli eventi infortunistici.
   Ottobre, 15gg di riposo totale a fine stagione, quindi 2 settimane di ripresa fatta solo di corsa lenta 4 volte a settimana, da 20' a 1 ora. La terza settimana se n'esce così, come un fulmine a ciel sereno:

LU:  40’ + palestra
MA: 4x1000 salita r. 2’30
ME: 8k medio (matt) - 8k medio (sera)
GI:   40’ (matt) - palestra (sera)
VE:  50’ bici
SA:  8k medio r. 6’ + 4x1000 r. 2’30
DO: INFORTUNIO AL GINOCCHIO...

E grazie al ciufolo!!!!!!!!!!!!!!! Non è un tantinello "diversamente intelligente" inserire dal nulla 4 sedute intense e 2 palestre in 6 giorni?



domenica 15 marzo 2015

Aforismi esilaranti... part 1.


   Ho un file intitolato "Athletic's strunzate" in cui da anni colleziono affermazioni pittoresche, perle di saggezza emesse da addetti ai lavori, anche famosi. Ne elenco qui una prima tranche... buon divertimento!
   P.s.: se ne avete anche voi e volete condividerle, accomodatevi.


"l'uomo non è fatto per correre più di 1h20"
(allenatore fidal settore salti)

"oggi abbiamo fatto aerobico"
(allenatore fidal settore velocità... avevano fatto dei 200 in 25)

"stupisce che Baldini spesso si sia limitato a sedute a ritmi sui 3'50'' o addirittura 4'/Km"
(imprenditore balcanico)

"data una certa velocità, la meccanica di corsa dovrebbe essere uguale per tutti i soggetti, a prescindere dalle caratterisitiche e dal livello prestazionale di ciascuno"
(mezzofondista)

"bisogna sempre superare l'80% della velocità sul 3000"
(mezzofondista)

''lo stretching non previene gli infortuni, anzi può contribuire a innescarli''
(imprenditore balcanico)

''a 3'35''/Km Mo Farah non fa corsa lenta, ma un esercizio di elasticità a bassa intensità, comunque abbastanza inutile per un atleta del suo livello"
(velocista)

"se va piano una volta è un episodio, due volte, due episodi, più volte non sono più episodi"
(giornalista, su bolt dopo il 9.77 controvento, pioggia e freddo ai mondiali 2013)

"se un tendine si deve rompere non c'è niente da fare, prima o poi si romperà, non è questione di allenamento"
(ex pesista)

"se appoggi di tallone ti viene l'ematuria"
(ex responsabile fidal settore mezzofondo, a un corso allenatori)



venerdì 27 febbraio 2015

Occhio malocchio... adesso la potenza aerobica si allena con in 60 metri???


Dibattito sulla potenza aerobica.

GB.
   Il Mago proponeva le ripetute sui 60 metri in salita allo scopo di sviluppare la potenza cardiaca, per innalzare la potenza aerobica. Secondo il Mago, eseguire prove di 60 metri in salita a forte impegno, innalza repentinamente la frequenza pulsatoria, da (per esempio) 110 battiti a 190 - 200 battiti.
Questo portare la frequenza pulsatoria in brevissimo tempo da 110 - 120 a 190 - 200, secondo il Mago, è un fortissimo stimolo per il cuore e la potenza aerobica.
   Questi tipo di lavoro il Mago lo proponeva agli inizi degli anni '90 anche ai calciatori professionisti, suggerendo quantità anche rilevanti, fino a 5 serie da 5 volte i 60 metri.

CORSARO.
   Non esiste nei 60m in salita portare le fc da 110 a 200... ma manco da 120 a 190.
A meno che non parliamo di soggetti eccezionalissimi con fcmax di oltre 220.
C'è un ottimo studio con una rilevazione statistica della fcmax su 3320 persone (vedi foto sotto):

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22376273

   Già a 20 anni metà dei soggetti manco raggiungono i 200bpm... e aumentando l'età sempre meno soggetti.
Ma in questa statistica parliamo di fcmax... già in UN 60 non si raggiunge la fc max, men che meno un una serie di 60.
   Figuriamoci quale potrebbe essere la percentuale di gente che in una serie di 60 potrebbe raggiungere in tutte le prove 190-200 (per farlo ci vorrebbe un discreto buffer tra la fc di queste prove e la fc max!).
   Io ho la fcmax a 180... se faccio una serie di sprint in salita raggiungo 160... al massimo 165 se sparo l'ultima al massimo. Quando inizio quella successiva ho 140... per avere un differenziale alto, mettiamo 60, dovrei recuperare diversi minuti, ma allora l'effetto aerobico scemerebbe con lo scemare della "densità" della seduta.
   Per raggiungere 180 devo sparare un 300 al massimo... ci vuole TEMPO per far salire la fc!
   Poi... ma i 60 non servivano per la "resistenza alla velocità" secondo la "scuola italiana"? Mo' per magia, solo perchè fatti in salita servono per la "potenza aerobica"?
   Ma mi facci il piacere!
   E' SCAN-DA-LO-SO che "eminenze" di tale fama le sparino così grosse... scandaloso ma purtroppo molto comune.
   Se nella vita hai avuto a che fare con n atleti, come fai a dire cose simili?

GB.
   A fine anni '70 cominciarono a far fare sistematicamente ai giocatori della primavera di una squadra di calcio queste ripetute in salita nel corso del precampionato... e anche ad un numero limitato di fondisti amatori che facevano abitualmente soltanto corsa continua.

CORSARO.
   Ah, ecco... quindi il Mago teorizza il "metodo migliore" (addirittura!) per allenare la potenza aerobica basandosi su cose fatte fare a calciatori primavera degli anni '70 e tapascioni che facevano solo corsa continua... wow!
   Comunque NON-CI-CREDO che la fc in 10-12" gli saliva a 200.



sabato 14 febbraio 2015

Doping 3: l'aspetto tecnico.


   Avevo scritto nel precedente post sul doping che personalmente avrei piacere a vedere un generale repulisti serio nell'atletica italiana, e per un motivo tecnico. Sono in corso varie indagini, scaturite a partire dal caso Schwazer, le notizie le potete seguire sul sito Queenatletica (alias Atleticalive) dell'amico Andrea Benatti (peraltro uno dei migliori sprinter master del mondo, seguito dal mio socio Valerio), un sito che dà un'informazione veramente completa e non inquinata da esigenze di "regime".
     Solo sulla questione "whereabouts" sono implicati una sessantina di atleti d'elite, una bella fetta del gotha dell'atletica italiana... praticamente atleti "smemorati" che non comunicavano il loro domicilio (per permettere i controlli a sorpresa) e strutture "smemorate" della Fidal e del Coni che sorvolavano sul problema. Vedremo come andrà a finire... ma non vorrei che andasse a finire come sempre a pizza e fichi, magari punendo solo uno o due atleti come capri espiatori per salvare comunque tutti gli altri e la "struttura".
   Schwazer è un capro espiatorio. Ben Johnson (e il suo allenatore Charlie Francis, l'unico che confessò e si assunse le responsabilità) fu capro espiatorio, mentre in quella finale dei 100m ai mondiali 1987 tutti erano bombardati, Carl Lewis in primis. Anche la coppia Cova-Rondelli ha fatto da capro espiatorio, un comodo capro espiatorio visto che nel 1982 delle autoemotrasfusioni (allora permesse) ne parlavano tranquillamente sui giornali, con tanto di dettagli su centilitri e tempi d'esecuzione.
 
   Il motivo "tecnico" a cui accennavo è il seguente. Io e qualche altro pioniere da anni portiamo avanti severe critiche di natura tecnica a una "scuola italiana" secondo noi vecchia, autoreferenziale, inefficiente e presuntuosa; e sosteniamo che sia necessario studiare accuratamente, sperimentare e confrontarsi con le idee tecniche di quelli che corrono forte all'estero. Soprattutto in area anglosassone. Ebbene, a queste nostre rimostranze "lorsignori" hanno sempre risposto:

   "LE SCUOLE ESTERE NON VANNO MANCO PRESE IN CONSIDERAZIONE IN                  QUANTO ALL'ESTERO SONO TUTTI DOPATI".

   Da cui si deduce che "senza doping noi saremmo migliori di loro e quindi NOI SIAMO I MIGLIORI ALLENATORI DEL MONDO".
   Ora... se ci fosse una bella ecatombe di atleti italiani, allenati coi loro metodi, finalmente lorsignori abbasserebbero la cresta... a dire il vero la cresta già l'hanno un po' abbassata alla luce dei fattacci venuti fuori dopo il caso Schwazer, certi seguaci della "scuola italiana" hanno diminuito la loro demagogia mediatica ultimamente... ma sono certo che stanno lì ad aspettare le assoluzioni plenarie per ricominciare.
   Comunque a questi signori (e ai loro ammiratori) voglio ricordare che i metodi tipici della "scuola", inizialmente applicati al settore velocità e poi estesi al mezzofondo, sono stati copiati dalla "scuola russa", una scuola notoriamente "pulita":

 - gli alti volumi di pesi e di corse a intensità medio-alta tutti i giorni (Vittori): scuola russa.
 - gli alti volumi di esercizi "tecnici" di pliometria e le corse a meccanica coscientemente modificata (Donati): scuola russa.

   Allora, perchè loro possono studiare i russi stradopati e imporre i metodi russi a tutti per 35 anni e invece non possiamo fare altrettanto coi metodi americani, jamaicani, australiani o keniani? Se i metodi di questi ultimi sono inficiati dal doping e quindi non meritano considerazione, perchè quelli russi la meritano e non sono inficiati dal doping? La mia idea invece è la seguente:

   TUTTI POSSONO DOPARSI, QUALSIASI METODO USINO.

   E quindi tutti i metodi meritano a priori lo stesso interesse. Veramente non si capisce il perchè un Bolt non dovrebbe usare il meraviglioso e superiore metodo "scuola italiana" e poi magari doparsi per fare 9.2...
   Mi pare chiaro l'intento demagogico di lorsignori, non vogliono che si studi come ci si allena all'estero per non perdere la fama e il potere (dei poveri poi!) di cui godono in patria... perchè all'estero non se li fila nessuno. Prova a dire a un allenatore di sprinters americano o caraibico che ne pensa dello squatjump fatto in punta di piedi "per la stiffness"... ahahah! Prova a chiedere a un allenatore americano o giamaicano che ne pensa di far fare al proprio atleta ripetute di 100m con la corda o duemila balzi a settimana, misurando e gioendo se nel decuplo alternato l'atleta fa 33m invece di 32.5... ahahah! Ma avete mai visto Bolt o Powell balzare? Lo sapete quanto fa Powell di salto in lungo da fermo? 2.90... la stessa misura fatta da me (fondista dai tendini sfasciati) a 45 anni!!! Prova a chiedere a un allenatore estero cosa ne pensa di sedute di 2 ore con 72 serie di "andature tecniche"... ma manco ai triplisti fanno fare ste cazzate!!! Ecco che poi i nostri si passano 7 stagioni su 10 infortunati e fanno 10.3... i loro (bianchi) si infortunano 2 stagioni su 10 e fanno 10.0.
 
   Donati è arrivato a sostenere l'impossibilità per la specie homo sapiens di correre la maratona sotto le 2h08 senza "aiutini" (poi corresse in 2h07... forse s'era scordato che Baldini e Leone fecero sub 2h08, eheh).  Oh, stiamo parlando di 600 prestazioni nel mondo... tutti dopati... vabbè. Ebbene, nelle tabelle di punteggio Iaaf 2h08 corrisponde a 1198 punti. Le tabelle servono a comparare le prestazioni fra varie specialità e fra i due sessi... ma allora perchè non dedurre che anche nelle specialità diverse della maratona l'uomo abbia bisogno di aiutini per fare un punteggio uguale o maggiore di 1198? Vi scrivo qui a quali prestazioni corrisponde quel punteggio in alcune specialità maschili:

100: 10.03
200: 20.14
400h: 48.49
800: 1'44.12
1500: 3'33.34
3000st: 8'13.14
10000: 27'17.96
alto: 2.33
asta: 5.79
lungo: 8.34
triplo: 17.39
peso: 21.29

per le donne abbiamo ad esempio 1.99 nell'alto.
   Molti atleti italiani, alcuni ancora in attività, altri considerati delle icone, verrebbero colpiti dall'anatema donatiano... ma io dico, vuoi combattere il doping e fai bene, ma che bisogno c'è di fare certe sparate sconclusionate? Ma nun è mejo se s'annamo a fa ddu spaghi a Monteporzio?

mercoledì 11 febbraio 2015

10000m e mezzamaratona: lo scarto (del chianti).

Il chianti è un buon vino, non di quelli più pregiati ma un buon vino; certo, come per tutti gli alcoolici, sarebbe meglio non abusarne...

Una nota "eminenza" della regione del chianti sostiene che lo scarto di passo fra la mezzamaratona e la VR (velocità di riferimento, intesa come soglia anaerobica e valutata pari a quella di una gara di 12km) deve essere al massimo di 10"/km... mah, cosa significa "al massimo"? Da 0 a 10?

E' una questione di non poco conto perchè sbagliare l'impostazione del passo in gara porta o a prestazioni al di sotto delle proprie capacità, se si imposta un passo troppo lento, o allo "scoppio", se si imposta un passo troppo veloce. Io sono contrario in generale sia ai cosiddetti "test" sia a questo genere di calcoli teorici, entrambi prescindono dall'analisi accurata dello stato dell'atleta attraverso l'evoluzione del suo allenamento, unica analisi che secondo me può portare a delle previsioni attendibili sulla prestazione in gara. Ma qualcuno obietta che agli amatori inesperti bisogna pur dare delle indicazioni... mah!

Anzitutto definire il passo alla soglia anaerobica come corrispondente al passo su una gara di 12km può avere senso solo per una ristretta cerchia di atleti. Sappiamo benissimo che atleti aerobicamente molto efficienti o molto portati per il fondo o che fanno molti chilometri possono tenere la soglia per tutta la distanza di mezzamaratona; sappiamo altresì che atleti poco efficienti aerobicamente o tendenzialmente veloci o che fanno pochi chilometri riescono a tenere la soglia per soli 10km o anche meno.

Ma diamo per buona sta valutazione sui 12km... e per semplificare mettiamo che quel "al massimo 10"/km" voglia dire "mediamente 8"/km". Quindi avremmo uno scarto di 8" tra 12 e 21km... estrapolando possiamo dire uno scarto di 10"/km tra le gare di 10 e 21km (arrivo a considerare il passo della gara di 10km perchè è un riferimento che più o meno tutti conoscono, mentre pochi conoscono il proprio passo sui 12km).

Questo scarto di 10"/km è lo stesso che hanno mediamente i runners d'elite, se predisposti e perfettamente allenati per entrambe le distanze. Ma per gli amatori cosa accade?

Su un forum calcolammo gli scarti per 15 atleti:
13 - 19 - 8 - 29 - 9 - 16 - 30 - 21 - 6 - 5 - 12 - 11 - 39 - 12 - 21 
media: 16.7

e questi i personal best e gli scarti di 17 miei atleti amatori che calcolai l'anno scorso:
F: 36'32     1h23'20     18
P: 36'59     1h23'01     14
T: 41'31     1h33'20     16
F: 46'05     1h42'10     14
I:  33'46      1h14'08      9
L: 39'46     1h29'22     15
S: 39'11     1h27'46     15
B: 44'47     1h39'09     13
E: 38'33     1h25'02     11
G: 38'40    1h26'07      13
M: 43'04    1h36'41     17
B:  46'11    1h51'56     41
M: 33'20    1h12'12       5
N:  41'30    1h30'22       8
M: 39'49    1h29'29     15
M: 36'20    1h20'14     10
D:  36'47    1h20'30       8
media: 14.2

Insomma, su un campione di 32 amatori, forti e meno forti, abbiamo uno scarto medio sui 15.4", ben più alto da quanto si evince dallo "scarto del chianti"... e errori di impostazione di passo di 5"/km portano a spiacevoli conseguenze...

Considerando rientranti nello "scarto del chianti" gli atleti con scarto 10-21 fino a 12, fra i 32 di cui sopra solo 13 rientrano... ma allora perché proporre" leggi generali" che poi si rivelano al massimo "leggi caporali"? 

lunedì 22 dicembre 2014

Fondo medio: perchè?


   Trinità e Bambino arrivano al convento, il padre apre il portone:
 - "Sia lodato Gesù Cristo"
e Bambino:
 - "Perchè?"
   Fantastico... uno dei migliori film della storia del cinema. Se non lo vedo due volte l'anno mi viene la crisi d'astinenza.
   Un amico mi segnala un tale "vescovo" (un allenatore FIDAL) che scrive molte encicliche su un sito. In una di queste leggo che il fondo medio si farebbe a una velocità 10-15% più lenta di quella corrispondente alla soglia anaerobica. Io gli risponderei:
 - "PERCHE'?"
   Poi gli direi anche altre cosette...
   In realtà il dogma dell'enciclica del "vescovo" è scopiazzato da quello di un "cardinale". In pratica questi fanno il "corso istruttori", in cui ti fanno studiare un centinaio di pagine volte soprattutto a insegnare come trattare coi ragazzini di 10 anni che si avviano all'atletica, poi leggono qualcosa di qualche cardinale famoso, e sono pronti ad allenare tutti. Spesso sti vescovi sono anche stati in passato buoni atleti (che è un'aggravante).

   Ma vediamo cosa accade nella realtà?
   Il mio amico vale 3'50 sulla mezza e 3'40 sui 10km, per un amatore di questo livello possiamo supporre una soglia a 3'45, 16km/h. quindi medio a 13.6-14.4 km/h applicando il dogma suddetto, ovvero a 4'10-4'25 al km. Ma l'amico a quanto fa il medio? A 3'55! Ora, può essere che lui interpreti i medi leggermente garibaldini, però 4'10-4'25 significa +30-45" di scarto dal passo dei 10km, ovvero quello che altri cardinali definirebbero fondo lento!!!
   Ma mettetevi d'accordo cacchio! E vabbè, le religioni hanno sempre avuto varie correnti interne contraddittorie...
   Vediamo altri 2 casi.
 - Atleta con soglia a 5'/Km che corrisponde al passo dei 10km, medio a 10.2-10.8km/h, quindi 5'33-5'53, scarto +33-53", ancora più alto...
 - Atleta elite, 10km a 2'45, soglia a 21km/h, medio a 18.9-17.85km/h, quindi a 3'10-3'22, scarto +25-37".
   Qui lo scarto è più basso, peccato però che atleti come Cova o Mei i medi li facevano a 3-3'05 (tranne a inizio stagione su sterrati collinari, quando però la soglia non era a 21km/h).

   Insomma, cari vescovi e cardinali, ma mi spiegate chi minchia è che fa sti medi 10-15% più lenti della soglia???
   Non l'avete capito (cavolo, ci sono arrivato perfino io che sono chierichetto!) che peggiorando il livello dell'atleta e quindi aumentando la base di calcolo (il valore della soglia) applicando le stesse percentuali si ottengono valori assurdamente lenti che non stanno in cielo nè in terra?
   Ma voi avete mai allenato qualcuno?
   Ma vogliamo osservare prima la realtà e poi parlare?
   Poi dice che sono aggressivo...
P.s.: calcolare gli scarti tramite applicazione di percentuali su un parametro fisso è il metodo PEGGIORE di tutti. Abbandonatelo. Punto. Non prediamo tempo e passiamo ad altro.

mercoledì 10 dicembre 2014

Forza... ma de che?


  Sottoponiamo ad analisi un'affermazione di un "eminente" dell'atletica, ex responsabile nazionale del settore mezzofondo:

"le salite brevi servono per fare forza ciclica-esplosiva-elastica"

   Ho chiesto ad alcuni amici un'opinione sia sulla coerenza interna (logica) di questa frase, soprattutto in relazione alla coesistenza dei tre aggettivi usati (ciclica-esplosiva-elastica), sia sulla sua conformità alla realtà (verità). Ho ottenuto le seguenti risposte:

   N (ingegnere):
"Una esplosione può essere ciclica? si. Una forza elastica può essere ciclica? si. Una esplosione può essere elastica? si. Quindi i tre aggettivi sono corretti."

   L (ingegnere):
"Esplosivita': forte rilascio di energia in limitat(issim)a unita' di tempo. Elasticita': in questo caso e' un ritorno elastico legato all'impatto. Se il ritorno elastico avviene in brevissimo tempo, l'associazione ha senso.
Una palla rimbalza a terra. Quanto velocemente ritorna in alto? E quanto in alto rispetto alla quota iniziale? Una "buona palla" ritorna velocemente molto in alto. Un'altra palla (elastica, non esplosiva) torna molto in alto in un tempo "lungo". Un'altra (esplosiva, non elastica) rimbalza velocemente ma a quota "bassa". La ciclicita' non la associerei nella stessa frase. A meno tu non voglia distinguere tra azioni cicliche (corsa) e a-cicliche (singolo balzo da fermo)"

   V (allenatore velocità e forza):
"dal punto di vista fisiologico la FExpl è la potenza. La forza reattiva-esplosiva (o elastica-esplosiva) è quella che produci con l'effetto pliometrico (di potenziamento da riflesso miotatico). Ciclica è la corsa (aciclici sono i lanci per esempio). A dire il vero, nelle salite la componente reattiva diminuisce all'incremento della pendenza. Quindi, poteva evitare una definizione del genere in quanto la corsa è sempre esplosiva-reattiva-ciclica.
Quanto esplosiva, quanto reattiva dipende dalla fase (scatto, lanciato, passo, ritmo, pendenza..) e dalle circostanze. Ciclica lo è sempre (salvo l'esplosione dai blocchi che è esplosiva da posizione isometrica)."

   Quindi, secondo N l'uso dei tre aggettivi è reciprocamente coerente, L mi pare che dia una lettura più problematica. V è critico circa l'utilità di una definizione del genere. Io dico che:
1) ogni tipo di corsa è espressione di forza ciclica
2) le salite brevi sono esplosive rispetto a cosa? un unico balzo massimale è certamente più esplosivo
3) le salite brevi sono elastiche? in salita i tempi d'appoggio aumentano, si usa più forza e meno velocità, le salite si situano più a sinistra-alto nella curva di Hill rispetto a una corsa della stessa distanza in piano.
4) ai fini dell'allenamento, possono essere considerate utili ai fini della ricerca di "forza esplosiva-elastica" al massimo per chi fa solo fondo lento-medio, altrimenti ci sono metodi migliori per curare quelle qualità, tanto che oltreoceano le salite sono considerate piuttosto "forza resistente"... il riferimento poi alla ciclicità è proprio assurdo.
   Riassumendo, a mio avviso è una definizione che, sebbene possa avere coerenza interna, all'atto pratico viaggia tra l'inutile (perchè tutte le corse sono cicliche-esplosive-elastiche) e il falso (in salita di elasticità ne abbiamo poca, quindi se voglio elasticità non vado a fare salite per questo fine).


venerdì 28 novembre 2014

Cronaca di una morte annunciata

   Non è questione di fato, di sfiga, è questione di DETERMINISMO, causa-effetto. La "volontà" dei singoli non conta nulla di fronte alle leggi della natura.

   Glielo dissi e ridissi, qualcuno mi diede dell'"arrogante professorino", niente da fare, correre allegramente verso il baratro. Ora che è successo però tutti a dirle le cose che le dicevo io quando ero "arrogante professorino".
   Lei è una ragazza 17enne talentuosa e volenterosa (troppo volenterosa), si allenava da sola facendo un mare di chilometri tutti lenti. Aveva bisogno di un allenatore, andò a finire nelle mani di un allenatore federale che, come quasi tutti gli allenatori federali, proviene dal settore velocità e dai corsi FIDAL, sì, quei corsi in cui se dici che qualcuno atterra di tallone o che i keniani fanno molto lentamente il 70% del chilometraggio (ovvero la verità) ti bocciano.
   Ebbene, questo allenatore in manco 2 mesi è riuscito a spaccarla, grave infortunio al ginocchio. Ecco a voi 2 settimane di tabella autunnale per i 10000 per una ragazza alle prime armi, secondo il "genio":

Lun:   10' corsa sugli spalti 30' di potenziamento sui gradoni e a carico naturale + 10x100m + 2000 a palla
Mar:  1h10 medio
Mer:  10x100 m salita + 40' fondo lento
Gio: riposo
Ven:   10x80 m + 10x500
Sab:   1h10 medio
Dom:  Lungo (18 km)
Lun:   10' corsa sugli spalti + 30' potenza sui gradoni + 8x60 + 4x1000m
Mar:  12x100m + 45' fondo medio
Mer:   20' tecnica e tante andature + 12x120m
Gio : riposo
Ven:   10x80 m + 8 km fartlek 400 forti 400 lenti
Sab:   40' medio + 10' a cannone + 15' lento
Dom:  Lungo (17 km)